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Il moto di Savigno: i combattimenti del 15 agosto 1843 tra carabinieri pontifici e ribelli raccontati dai protagonisti

di Luciana Lucchi

Lapide Via Castelfidardo (Miniatura 219x170 px)C. “Il 15 agosto lasciammo Savigno e decidemmo di inseguire i ribelli ma dopo breve tempo, ed erta salita fatta, fummo sopraffatti da dolore e risentimento vedendo esanime a terra, vittima certa di un tradimento, il capitano Castelvetri trafitto da più palle in petto, ed il volontario Ferrari che, poc’anzi, io avea spedito al ridetto Capitano per avvisarlo di appoggiarsi sulla mia Colonna poiché io lo incontrai per via, latore di dispacci per il ridetto Capitano. Proseguimmo l’entusiastica nostra insecuzione ma vedendo io che le forze fisiche venivano meno per il lungo e scabroso tragitto fatto, per seguiti attacchi e per patita fame e quel che più, vedendo che i malviventi già occupavano una elevatissima e favorevole posizione, pensai di ripiegare con la colonna stessa.”(15)

R. "Il 15 agosto lasciammo Savigno, girammo più giorni qua e là passando da un luogo all'altro, mangiando quel che potevamo nelle osterie e fermandoci a pernottare in boscaglie.”(16) “Le sentinelle avevano l’ordine di fare il: ‘Chi vi?’ a chiunque si presentasse e di far fuoco sopra chiunque non avesse risposto o ‘Amici’ o ‘Italia’; giacché nel primo caso si lasciava passare come persona indifferente e nel secondo era segno che veniva qualcuno dei nostri i quali si riconoscevano alla parola Italia.”(17) Obelisco (Miniatura 550x632 px)

Termina la giornata del 15 agosto, per dieci giorni i ribelli rimangono sulle colline intorno a Bologna nella vana attesa che la città insorga.

R. “Eravamo sempre ovunque inseguiti dalla Forza, né potevamo fermarci che poco… La mattina del 24 agosto arrivammo a Castel del Rio ove ci fermammo per riposarci. Ma di lì a poco udimmo delle voci che provenivano dal vicino ponte [Alidosi] che gridavano: 'Arriva la Forza, arriva la Forza' in un subito noi, riprese le armi, ci demmo a nuova fuga... Eravamo rimasti ben pochi e Pasquale Muratori disse: 'Ragazzi è tempo di scioglierci, non abbiamo più denaro, manchiamo d'ogni risorsa, siamo rimasti a nulla, il meglio è il separaci, e l'andare ciascuno per dove potrà salvarsi.' Così finì la nostra banda.”(18)

L’11 marzo 1844 è emessa la sentenza per i ribelli coinvolti nell’insurrezione di Savigno, che commina la pena di morte per sette d’essi. La fucilazione è eseguita il 7 maggio 1844.

Il 15 agosto 1893, in Piazza XV Agosto 1843 a Savigno, vi è l’inaugurazione dell’obelisco commemorativo.
“Chiudiamo oggi, col voto che il monumento resti sempre affermazione di liberalismo e patriottismo là nel paesello tra i monti lontani e che la onoranza a quelli che furono i primi apostoli e soldati della libertà e indipendenza della patria sia argomento ai vivi di forti e generosi propositi nell’incessante lavoro per il progresso e la giustizia.”(19)

Dunque, da briganti ad eroi.

Note:
(15) Rapporto del comandante Stanislao Freddi, Bazzano, 15 agosto 1843.
(16) Deposizione del ribelle G. Minghetti.
(17) Deposizione di Raffaele Landi, detto Zuccherino, 22 anni, uno dei sei ribelli fucilati alle spalle il 7 maggio 1844.
(18) Deposizione del ribelle G. Minghetti.
(19) Il monumento pei moti di Savigno – carattere unitario del moto, in Il Resto del Carlino, 15 agosto 1893.

Immagini nella pagina:
Lapide collocata il 20 settembre 1888 a Bologna, in Via Castelfidardo, già Prato di Sant’Antonio, luogo preposto alle esecuzioni capitali. Nell’epigrafe manca il nome di Giuseppe Gardenghi, fucilato il 16 luglio 1844 e contumace al momento della prima sentenza (©Museo civico del Risorgimento di Bologna).
Bozzetto dell’obelisco con la statua rappresentante la Libertà, dello scultore Tullo Golfarelli (1852-1928), ©Museo Civico del Risorgimento di Bologna. La statua non venne mai realizzata. Il 15 agosto 1893, per l’inaugurazione, venne collocata la copia in gesso della statua.


Bibliografia:
Belluzzi Raffaele, Fiorini Vittorio, Catalogo illustrato dei libri, documenti ed oggetti esposti dalle province dell’Emilia e delle Romagne nel Tempio del Risorgimento italiano, Bologna, Stabilimento Tipografico Zamorani e Albertazzi, 1901, vol. III, p.52.
Articolo: Il monumento pei moti di Savigno – carattere unitario del moto, in Il Resto del Carlino, 15 agosto 1893, MRBo.
Lucchi Luciana, ‘Volevamo essere liberi’. Il moto di Savigno attraverso le testimonianze dei partecipanti, in Bollettino del Museo del Risorgimento, anno XLIV-XLV, 1999-2000, Bologna, Tipografia Moderna, 2000, pp. 239-299.
Lucchi Luciana, Sapori e colori di una rivoluzione di mezza estate, opuscolo per l’inaugurazione restauro obelisco 16 settembre 2000, Comune di Savigno, 2000.
Lucchi Luciana, Le insurrezioni del Risorgimento italiano. Il moto di Savigno del 1843, in Strenna Storica Bolognese, anno LXI, 2011, Bologna, Pàtron editore, 2011, pp. 261-288.
Lucchi Luciana, Dieci lunghi giorni sui monti: la vita quotidiana dei ribelli del moto di Savigno del 1843, in Samodia, quaderno n. 11, anni 2010-2011, Funo di Argelato (BO), Tipografia MG, 2011, pp. 7-28.
Lucchi Luciana, Il costo della libertà. La scelta di voler essere liberi: un confronto tra i ribelli del moto di Savigno del 1843 e i partigiani della Resistenza Italiana 1943-45, in Il Risorgimento italiano nella memoria, concorso nazionale seconda edizione, Ravenna, Stampa Edizioni Moderna, 2020, pp. 10-16.
Lucchi Luciana, https://www.storiaememoriadibologna.it/il-moto-di-savigno-del-1843-2294-evento
Tribunale Criminale di 1° Istanza, processi n. 2992, filze I, II, tomi 1-9, Archivio di Stato di Bologna.





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