Balanzone dipendente comunale e sindaco di Bologna

di Riccardo Pazzaglia

Ma chi è veramente il dottor Balanzone? Questo arcaico figuro che ancora oggi fa ballonzolare il suo ventre sulla scena dei burattini e sputa sentenze con frasi pompose infarcite di latino?


Come "maschera" della Commedia dell’Arte ne è attestata la presenza sulle scene già dal Cinquecento, successivamente è presente nelle opere di Giulio Cesare Croce con il nome di dottor Graziano da Francolino. Nel corso dei secoli assumerà poi svariati nomi: Violoni, Scatolone, Forbesone, Spaccastrummolo, Partesana, Baloardo, Lombardi, Scarpazzone, Dutåur Lanbrón ch’an guaréss inción, Bombarda e Cannone, fino ad arrivare al nome odierno che in dialetto diventa Dutåur Balanzån.

Sebbene la sua primigenia nascita teatrale avesse presunzione di generare un personaggio serioso, le situazioni in cui i diversi autori lo piazzarono, erano talmente paradossali che lo allontanarono immediatamente dall’austerità dottorale riducendolo a personaggio ridicolo al pari di un buffone. Dapprima giureconsulto per celebrare, e nel contempo satireggiare, l’Alma Mater Studiorum Bononiensis, divenne poi onnisciente, con la sua scienza e con la sua sapienza…

In scena, come attore, Balanzone si ricorda per le sue "tirate", eterni monologhi dove al dialetto si alternano l’italiano aulico e qualche sprazzo di latino, un linguaggio in cui raffiche di consonanti cozzano tra di loro, sostantivi e aggettivi rotolano e guizzano senza parsimonia tra enfatici sinonimi in un logorroico crescendo rossiniano.


Dottor Balanzone interpretato da Lanzarini Probabilmente Balanzone sarebbe stato destinato a scomparire, come purtroppo è avvenuto per altre maschere nate dall’antica fantasia e dal genio dei bolognesi se non fosse stato per il teatro dei burattini che, in pieno Ottocento a Bologna, si impose come fenomeno culturale e autentica moda teatrale.

È proprio nel “casotto”, così è chiamato in gergo il teatrino, che Balanzone vive una seconda e fortunatissima esistenza: qui acquista maggiore dignità e grazie al burattinaio Filippo Cuccoli (1806-1872), già pubblico banditore del Comune di Bologna, torna a vivere anche in persona.


Nel 1863 nasce
la “Società del Duttòur Balanzòn”, che successivamente diventerà “I Fiù del Duttòur Balanzòn”, con la missione di organizzare veglioni, lotterie, esposizioni e sfilate in maschera durante le quali il pubblico viene contenuto da corde appositamente tese tra i pilastri e le colonne dei portici trasformati in lunghissime tribune coperte, mentre sulle strade cittadine sfilano carri allegorici ispirati ai temi più svariati. Accanto ai protagonisti del carro troviamo sempre il dottor Balanzone, una sorta di garante e di patrono. Durante il Carnevale del 1869, Filippo Cuccoli nei panni di Balanzone in persona, fa un ingresso trionfale in piazza Vittorio Emanuele, l’odierna piazza Maggiore, all’interno della ricca berlina che era appartenuta al cardinal Oppizzoni. L’avvenimento è subito ripreso dal giornale satirico “La Rana”, che pubblica un ironico dialogo fra il defunto Cardinale e il burattinaio di Bologna.


Se con Filippo Cuccoli possiamo dire che Balanzone fu anche "dipendente Comunale", per la sua mansione di banditore, nel Novecento il sindaco Giuseppe Dozza (1901-1974) con delega ufficiale concesse addirittura alla maschera (impersonata dall’attore Bruno Lanzarini), di essere sindaco per ben tre giorni… A carnevale, naturalmente!


Come riconoscere Balanzone?

La sua particolarissima maschera, forse ispirata a una voglia scura che segnava il volto del primitivo Dottore, gli copre solamente la fronte e il naso, quest’ultimo può essere adunco o all’insù, con due grandi narici "a maiale", per sottolineare l’adorazione dei bolognesi per le carni suine. Il suo costume, quasi tutto nero, si ispira ai dottori e ai cerusici del Cinquecento con la caratterizzazione (successiva) dell’ampio copricapo che ricorda più quello dei cosiddetti "curiali" forse a sottolineare il dominio secolare in Bologna dello Stato Pontificio. Sotto al cappello porta una calotta per nascondere i crini già grigi.

Sotto il naso della maschera, invece, Balanzone sfoggia due gonfi baffoni che i pettegoli sostengono egli tinga di nero per apparire più giovane.

Gli elementi immacolati che punteggiano il costume sono un’ampia gorgiera, il fazzolettone in cintura e in alcuni casi i guanti. Il nome Balanzone può derivare dal termine bolognese bâla, cioè bugia, frottola, o da balanza, bilancia, in riferimento al simbolo della giustizia.


Balanzone ha acquisito nel tempo la funzione di "simbolo" della città fino ad essere mascotte d
el Bologna Football Club e a dare anche il nome a un succulenta pasta ripiena: tortellone di sfoglia verde, con ripieno composto di ricotta, spinaci, con l’aggiunta di mortadella o lombo di maiale.

Nel teatro dei burattini, il Dottore, resiste ancora oggi assieme a Fagiolino, Flemma, Sganapino, Isabella e Pulidora.

È tra le teste di legno, l’anziano e saggio e studioso sempre pronto a dispensare consigli in maniera altisonante. Rappresenta Bologna la dotta, e Bologna la grassa.

Oggi grazie all’impegno di "Burattini a Bologna" e alla collaborazione delle istituzioni locali, Balanzone & C. hanno trovato casa a Palazzo Pepoli, già sede del Museo della Storia di Bologna. In questo suggestivo luogo, che è museo ma anche laboratorio e teatro che organizza anche una stagione invernale di spettacoli, i burattini e i burattinai si incontrano per costruire un futuro per le care teste di legno.

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