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1819-1888. Alessandro Guardassoni

Un pittore bolognese tra Romanticismo e devozione

a cura di Silvia Battistini e Claudia Collina


Tra il romanticismo storico e la devozione


Nel 1845 Guardassoni e l’amico Montebugnoli si trasferirono nel Granducato di Toscana per frequentare l’Accademia a Firenze, precocemente aggiornata alla pittura romantica con Giuseppe Bezzuoli che, con i temi di storia patria, filtrava le prime spie allusive ai mutamenti risorgimentali in corso. Inoltre, il capoluogo toscano si connotava sempre più come officina di sperimentazione del Purismo ove, sia nella pittura, sia nella scultura, si sviluppavano componenti stilistiche che privilegiavano la nettezza del disegno, la finezza e il lirismo delle forme, ispirate alla coeva cultura francese.

A preparare la svolta artistica di Guardassoni, maturata negli anni Cinquanta, fu un viaggio compiuto con un gruppo di amici della giovane ‘intellighentia’ bolognese, i fratelli Gualandi, a cui rimarrà fraternamente legato per tutta la vita. Essi partirono negli ultimi mesi del 1849 alla volta di Londra, che nel 1850 ospitava l’esposizione internazionale: questo consentì a Guardassoni di attraversare il nord Italia, la Francia – soggiornando per un certo tempo a Parigi – e il sud dell’Inghilterra, venendo a conoscenza delle novità artistiche e culturali che animavano il resto dell’Europa grazie alle visite sia alle opere antiche, sia a quelle a lui contemporanee in chiese e musei.

Nel 1853 ricevette una commissione dall’aggiornato collezionista Severino Bonora, per il quale Guardassoni dipinse Le tre Arti italiane e Le tre Religioni monoteistiche, in cui il Purismo è reso più vibrante dal confronto con la pittura romantica, testimoniata in mostra dalla Ruth di Francesco Hayez, esposta in città nello stesso anno, e dalle opere di Antonio Muzzi che, unitamente a quelle di Adeodato Malatesta, Giulio Cesare Ferrari e Cesare Masini, componevano la moderna quadreria.

Dopo un soggiorno di studio a Roma, dal 1856 egli iniziò a partecipare e a distinguersi non solo alle mostre accademiche locali come negli anni precedenti, ma anche a quelle di maggiore rilevanza. A riscuotere maggiore successo fu un soggetto romantico e attualissimo, La conversione dell’Innominato, ispirato al coevo romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni. La prima versione venne dipinta e presentata a Roma e nuovamente a Bologna a distanza di pochi mesi. Di questo dipinto Guardassoni eseguì numerose copie pressoché uguali nella composizione e nell’esecuzione, una delle quali fu in mostra all’esposizione annuale dell’Accademia di Brera del 1858 assieme a Linda di Chamounix di Ferrari, ispirata al melodramma di Gaetano Donizzetti: entrambe le opere e i loro autori ottennero fama e riconoscimenti anche attraverso la stampa. Lo stesso soggetto manzoniano fu esposto nel 1861 alla prima Esposizione Nazionale di Firenze e l’anno successivo all’Esposizione Internazionale di Londra. Parallelamente Guardassoni continuò a dipingere quadri di storia religiosa, come Il ritorno del figliol prodigo, e intensificò la sua attività di decoratore nelle chiese, per le quali preparava i lavori con studi di particolari e bozzetti a olio, come la Deposizione di Cristo con San Francesco per la chiesa dei Cappuccini di Forlì.

Dal 1859 iniziò a studiare ottica e ad avvalersi della stereoscopia per fissare in un’immagine fotografica l’effetto del vero da rendere in pittura, applicando questa tecnica sia ai quadretti dipinti dal vivo sia alle opere di grande formato e soggetto aulico.


Immagine nella pagina:
G.C. Ferrari, Linda di Chamounix, 1857, olio su tela, Collezione privata, Bologna

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