La battaglia di Ciro Menotti: da imprenditore a martire per l’Unità d'Italia

Prima parte: L’industria contro il pugno di ferro ducale

di Martina Rignanese

FrancIVEste (Miniatura 218x320 px)Nel 1814 il Duca, infatti, espanse i suoi domini a Reggio e Mirandola; forte di questo disegno e anche dell’ascendenza paterna d’Asburgo Lorena, si mostrò aspro e riluttante verso gli ideali patriottici che volevano un’Italia unita e repubblicana. Per evitare il dilagare di questi dannosi principi, non esitò a ridurre il numero degli studenti in giurisprudenza e impose a tutti gli universitari di risiedere serratamente nei collegi. Come se non bastasse, stroncò la nascita delle industrie favorendo gli agricoltori, più fedeli alla monarchia e ignari delle idee liberali.

Idee che un vulcanico figlio di imprenditori come Menotti non voleva sopire. Amareggiato dai decreti governativi, decise di seguire il padre nell’imprenditoria dando prova di grande abilità. Insofferente ai provvedimenti del Ducato, il ragazzo cominciò a maturare una fede democratica ma, ancora fiducioso nelle leggi estensi, entrò nel 1817 nella Milizia Urbana Modenese. Dinamicità, dedizione ma anche i divertimenti costellavano la vita del nostro eroe, che fu travolto dall’amore per la bella e giovane Francesca Moreali, già sposata al più anziano Giuseppe Tori ma che diventò la donna della sua vita.
Ciro Menotti - Malatesta (Miniatura 219x255 px)Lei lo corrispose con passione e diede alla luce un figlio illegittimo.
La storia suscitò scandalo, ma la sorte volle che il Tori passasse a miglior vita. Nel 1819 la coppia si sposò e dopo Achille ebbe Polissena, Adolfo e Massimiliano. Seguirono speranze e successi commerciali.

Ciro nel 1821 entrò in società con Antonio Lugli, vecchio giacobino repubblicano, che lo convinse ad un più radicale patriottismo a scapito di un atteggiamento legittimista. I cospicui guadagni dell’impresa consentirono al giovane di aprire i mercati inglesi ai prodotti del padre. Con il ricavato acquistò una vasta tenuta a Saliceto Panaro e v’impiantò un opificio di filatura di seta introducendo, per la prima volta nelle terre estensi, una macchina a vapore per la lavorazione bozzoli. La sua operosità e, soprattutto, una più accesa convinzione degli ideali democratici, lo portarono ad entrare nella Carboneria. Quello stesso anno, le truppe Ungheresi passarono per Modena dirette al Regno di Napoli per reprimere una rivolta popolare. Menotti distribuì ai soldati un proclama in latino che esaltava la fratellanza dei popoli dissuadendo ogni crudeltà coercitiva. I dragoni estensi lo catturarono e lo misero in prigione per quaranta giorni. Erano gli anni duri dei tumulti del 20'.


Immagini nella pagina:
Adeodato Malatesta, Ritratto di Francesco IV d’Asburgo-Este, 1831, Palazzo Ducale di Modena
Adeodato Malatesta, Ritratto di Ciro Menotti, 1830 ca., Musei Civici di Reggio Emilia

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