24 febbraio 1530: quando Bologna fu “caput mundi”

di Delia Lenzi

Carlo V (Miniatura 219x397 px)

Ma nemmeno in città le cose andavano meglio, non si arrestavano i piccoli o grandi soprusi che affliggevano commercianti e bottegai, estendendosi questi persino ai nobili bolognesi, i quali, non tollerando oltre le manchevolezze, si organizzarono fra loro e col favore delle tenebre si vendicarono uccidendo molti soldati spagnoli. La situazione divenne così insostenibile che Don da Leyva arrivò a chiedere al Papa di proibire ai gentiluomini e nobili bolognesi di portare armi, aggiungendo con ira che diversamente avrebbero agito come a Milano, dove abbiamo posto il freno e forse ancora lo porremmo a Bologna. A questa mancanza di rispetto il nobile Gozzadini replicò arditamente. A Milano si fabbricano aghi e ditali, a Bologna si fanno spade e pugnali e vi nascono uomini che sanno metterli in opera. La contesa si chiuse facendo uscire il grosso delle milizie presenti in città e acquartierandole all’esterno delle mura che allora la cingevano.

Il 22 febbraio 1530 si tenne, nella Cappella Palatina di Palazzo d’Accursio, la preventiva cerimonia di incoronazione di Carlo quale Re delle italiche genti, ponendogli sul capo l’antica e preziosa Corona Ferrea Longobarda, a tal fine portata direttamente e sotto scorta dal Duomo di Monza, una formalità obbligatoria per la successiva elezione a Imperatore del Sacro Romano Impero. Il 24 febbraio 1530 si arrivò finalmente al gran giorno.

Couronnement_de_l'empereur_Charles_Quint (Miniatura 219x227 px)Piazza Maggiore si presentava diversamente da oggi: non esisteva ancora la Fontana del Nettuno (1563-1566), al suo posto vi era un isolato formato da antiche e diverse case a più piani, con abitazioni ai piani rialzati e botteghe e altri locali al piano terreno ed un reticolo di stradelle. Ai lati dell’isolato correvano due viuzze dette via delle Scudelle (da una probabile precedente fabbrica medioevale di terraglie) e via della Zecca (sede originaria della Zecca). Prospiciente il Palazzo Pubblico si trovavano i palazzi de’ Banchi, brutte costruzioni difformi fra loro di origine tre-quattrocentesca, sotto le cui logge ricostruite in foggia gotica con volte incrociate da costoloni vi erano gli uffici dei banchieri che esercitavano le loro attività di cambio, credito e prestito su una fila di banchi, da cui il nome. Questi edifici disformi di stili e d’altezza, costeggiati da un lato dalla via degli Orefici, divisi fra loro dalla viuzza delle Pescherie Vecchie e dalla più ampia via delle Chiavature (attuale Clavature), erano stati mascherati nel tentativo di renderli più gradevoli, ma rimanevano comunque sgraziati (idea ripresa trent’anni dopo dal Vignola quando costruì la facciata che tuttora si vede, dando l’aspetto di un unico palazzo prospiciente la piazza, ma se si guarda con molta attenzione ci si accorge che la teoria di finestre, porte e finestroni è solo apparentemente uguale, così come osservando lateralmente o da dietro si percepiscono subito le vecchie strutture degli edifici pre-esistenti).


Immagini nella pagina:
Tiziano, Ritratto di Carlo V con il cane, 1533, Museo del Prado, Madrid
Gaspard Crayer, Incoronazione di Carlo V a Bologna (part.), XVII sec., Musée Ingres Bourdelle, Montauban (foto di Didier Descouens, Creative Commons license)

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