LibriL'allieva di Canova

Ilaria Chia

a cura di Mirtide Gavelli

L'allieva di Canova (Miniatura 267x399 px)Carlotta trasalì. - Una danza con i cembali, avete detto?

La mente le si affollò di ricordi, riportandola a un pomeriggio d’estate trascorso a Villa Borghese.

Le popolane che agitavano freneticamente i tamburelli. La fatica per cercare di tenere il ritmo. La figurina eterea e fluttuante che il maestro aveva abbozzato su un taccuino, mentre lei era impegnata a ballare.

Pubblicato da Damster Edizioni, 2022

Occuparsi di Risorgimento nella sua accezione più ampia e completa, dal tardo Settecento al primo Novecento, consente di seguire percorsi, eventi e personaggi, alcuni noti ma, per la maggior parte, quasi sconosciuti. Vite e opere che consentono di raccontare con vivacità un’epoca di cui tanti parlano, soprattutto per sentito dire.

Vivere e lavorare tra gli scaffali della biblioteca del Museo del Risorgimento garantisce una via quasi preferenziale per seguire queste tracce, e personalmente trovo molto appassionante e soprattutto illuminante cercare di capire le piccole storie e la Storia, quella con la S maiuscola, attraverso le vite di chi ci ha preceduto.

Ilaria Chia, autrice del romanzo L’allieva di Canova, è storica dell’arte, con un occhio però sempre rivolto alle vicende quotidiane, politiche e sociali nelle quali operarono gli artisti oggetto dei suoi studi. Dopo anni di indagini appassionate, conosce talmente bene le epoche di cui si occupa da poterle raccontare anche in chiave romanzata, traendone un affresco godibile e, parlando da addetta ai lavori, molto corretto e plausibile.

Carlotta Gargalli, la protagonista del romanzo, viene seguita da Ilaria Chia nei suoi anni infantili e giovanili, dai primi passi nelle scuole, nelle botteghe artistiche e nelle accademie, fino all’esordio nella vita lavorativa, senza sottacere le profonde difficoltà che, all’epoca, poteva incontrare una giovane donna decisa fermamente ad intraprendere una carriera considerata esclusivamente maschile (come peraltro qualunque altra carriera che non fosse legata alla vita familiare).

L’autrice ci prende per mano e ci guida attraverso questi percorsi, difficili e spesso ostici, in compagnia di nomi importanti quali Antonio Canova, il distaccato e prestigioso maestro, Pelagio Palagi, architetto, scultore, pittore, collezionista bolognese, Tommaso Minardi, pittore faentino, Francesco Hayez, gigante della pittura ottocentesca, Bianca Milesi, meglio nota agli studiosi di Risorgimento per la sua attività politica che per le doti artistiche… Ma accanto a questi protagonisti del romanzo, che parlano e si muovono in una libera interpretazione voluta dall’autrice, troviamo tante altre figure ben note a chi si occupa in senso lato di ‘800: Filippo Marescalchi, Pietro Giordani, Francesco Rosaspina, papa Pio VII, il grande pittore francese Jean Auguste Dominique Ingres, Teresa Gnudi, disinibita moglie del conte Filippo Aldrovandi, Luigi Giorgi e la moglie, la cantante e compositrice Maria Brizzi, anch’essa donna “libera” e assolutamente al di fuori degli schemi del suo tempo...

Ed è proprio il mondo del riscatto femminile che in qualche modo solletica la lettura del romanzo di Ilaria Chia, che racconta la vita singolare di Carlotta Gargalli in quegli anni post-rivoluzionari oramai guidati dall’establishment napoleonico, anni nei quali le donne che avevano creduto ai principi della rivoluzione e alle idee di uguaglianza puntavano al raggiungimento della parità di diritti in un mondo ancora prepotentemente maschilista, che le voleva sempre ferme al ruolo totalmente subalterno di mogli e madri, senza riconoscimento di alcun diritto civile.

Figlia d’arte, certo (non essere figlie d’arte rappresentava un ulteriore e forse insormontabile ostacolo per una fanciulla del tempo), ma decisa a seguire le proprie inclinazioni, pur tra mille dubbi e ripensamenti, Carlotta silenziosamente si appassiona alla pittura, capisce che quella DEVE essere la sua strada, ha la forza di chiedere alla famiglia di potere perseguire le proprie inclinazioni respingendo l’idea di un più conveniente matrimonio e di una vita all’interno delle mura domestiche, fino a conquistare la borsa di studio indispensabile per andare a Roma, la meta agognata da tutti, la culla dell’arte e il fulcro del mondo artistico dell’epoca.

Qui riesce a divenire allieva del più importante scultore del suo tempo, quell’Antonio Canova di cui abbiamo ricordato il bicentenario della morte giusto nell’ottobre del 2022, che si rivelerà poi tutto preso da impegni ben più altisonanti della cura dei propri allievi (e di una ragazza, poi!).

Nella città eterna Carlotta vive per i quattro anni dell’Alunnato Romano tra il 1811e il 1815, quasi al cadere dell’epoca rivoluzionaria e napoleonica, in una città difficile e quasi ostile, in una solitudine desolante ma animata dalla profonda passione per l’arte, pur con tutti i dubbi e i ripensamenti che la assalgono.

Il racconto di Ilaria Chia contribuisce ad aprire una finestra sulla difficile vita femminile di quel tempo, in un mondo che vedeva presentarsi alla ribalta tante donne volitive, decise a spezzare le proprie catene, ma pur sempre un mondo che le considerava ancora come esseri inferiori, da proteggere (nel migliore dei casi) e da sfruttare (in tanti altri).

La lettura del romanzo scorre veloce e piacevole. E quando si giunge alla parola fine quasi dispiace di non sapere come sarà poi la vita di Carlotta una volta tornata nella sua Bologna, la Bologna della Restaurazione che la vedrà comunque continuare il suo percorso di indipendenza ed autonomia, pur attraverso le esperienze del matrimonio e della vita di famiglia.

Ilaria Chia è giornalista e storica dell’arte. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna, ha conseguito il diploma di specialista in beni storico-artistici. Giornalista pubblicista dal 2007, ha collaborato con diverse testate locali, soprattutto radiofoniche, occupandosi di cultura e politica. Svolge attività di ricerca in ambito artistico con particolare interesse per l’Ottocento bolognese e le tematiche di genere. Ha collaborato con il Museo del Risorgimento di Bologna e ha recentemente curato mostre per il Museo della Marineria di Cesenatico e la Raccolta Lercaro.

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