Tanto che si racconta di Byron, come a Venezia aveva quasi abbandonato il salotto letterario della contessa Albrizzi per quello della contessa Benzoni che riceveva una società più libera… e lì Byron fece scivolare un biglietto nella mano di Teresa Guiccioli, che sarebbe poi diventata la sua amante.
E per saperne di più vi rimando alla lettura di un libro bello e fondamentale che parla di Bologna e dei suoi salotti, scritto da Elena Musiani, Circoli e salotti femminili nell’Ottocento. Le donne bolognesi tra politica e sociabilità (Bologna, CLUEB, 2003), e dal quale prendo spunto per scrivere queste righe.
Era un mondo interessantissimo, quello dei salotti. Ogni cosa, come ho detto, ruotava attorno alla padrona di casa, la salonnière, che apriva le sue stanze per ricevere e che selezionava i suoi ospiti accogliendoli con grazia e intelligenza.
Fare salotto era un’arte che nelle famiglie nobili si imparava fin da bambine e tenere circolo un’attitudine insegnata alle ragazze perché voleva dire saper stare in società.
A Bologna furono le famiglie aristocratiche senatorie - quelle che da tre secoli risultavano praticamente stabili come classe dirigente e che detenevano il potere sotto la inflessibile mano del legato pontificio - che diedero inizio all’epoca dei salotti.
Famiglie che erano spesso imparentate fra di loro, che condividevano capitali, interessi e idee.
I salotti Pepoli, Tanari e Gozzadini, in epoca risorgimentale, furono però anche le fucine delle nuove istanze liberali e patriottiche della città. Andarono cioè ben oltre i consueti ricevimenti di conversazione e discussione politica, dedicandosi anche ad attività concrete; tanto che troveremo le signore assidue cucitrici di bandiere e divise, preparatrici di bende per i feriti e raccoglitrici di fondi per la causa.
Ma torniamo all’inizio del secolo, quello più caratterizzato dai salotti classici e letterari, che ancora risentivano del Settecento, cioè del secolo dei lumi e dell’Accademia dell’Arcadia.
Il fenomeno dei salotti nacque nel Settecento in Francia, M.me De Stael nel 1807 indicò per la prima volta col termine salon il luogo di conversazione. Ella fu tra le prime salonières con M.me Récamier.
Fenomeno davvero tutto francese, se si pensa che negli stessi anni in Inghilterra i luoghi di socializzazione erano ancora fuori di casa, in circoli e clubs per soli uomini.