Brigida Tanari e la figlia Augusta tennero un salotto prettamente politico, dove si propugnava la causa italiana e talvolta si passava dalle parole all’azione. Infatti, trovandosi il loro palazzo di via Galliera non lontano dagli scontri dell’otto agosto bolognese, divenne rifugio e ospedale per i feriti.
Non da meno è il salotto di Carolina Pepoli, nipote d’arte, si potrebbe dire. La rivoluzione faceva parte della sua educazione e del patrimonio che gli aveva trasmesso il nonno Gioacchino Murat. In quel salotto in via Santo Stefano, animato anche dal conte Tattini marito di Carolina, anch’egli spirito liberale, l’impegno politico era di casa. E dai primi entusiasmi per l’illusione che aveva dato Pio IX di farsi promotore della unificazione italiana, ben presto allo stesso pontefice non si lesinarono aspre critiche. Nel salotto di Carolina passava tutta la politica bolognese e non, da D’Azeglio a Minghetti e si organizzava e tramava con fervore risorgimentale durante le guerre di Indipendenza.
Nel salotto di Elena Gozzadini Mariscotti se da una parte, come dalla Tanari, si cucivano bandiere, dall’altra si discuteva anche di musica e di diversi argomenti di mondanità. Nelle lettere che scriveva al figlio passava dal resoconto puntiglioso dei fatti dell’otto agosto al racconto altrettanto particolareggiato di un viaggio a Firenze dove, per un celebre ballo, oltre mille persone furono accolte in un appartamento di 18 stanze, e si ballò in una superba sala, che si dice fosse la più vasta della città, splendidamente illuminata. La nobildonna scriveva che la festa durò fino alle sei, di mattina si deve supporre, ma che ella se ne partì già alle quattro e mezza.
Nella seconda metà del XIX secolo nei salotti bolognesi si svilupparono e presero corpo le iniziative per l’emancipazione femminile.
Gualberta Alaide Beccari e Giulia Cavallari, con la rivista La Donna, dichiararono e sostennero il diritto all’istruzione e al lavoro. I loro salotti sentirono tutto l’influsso del pensiero mazziniano che ne guidò le iniziative sociali.
La fine dell’Ottocento determinò poi il declino e il Novecento la fine di queste forme di socializzazione. I mutamenti socio-politici porteranno le donne fuori dalle mura domestiche per dare forma alle nuove istanze dell’emancipazione femminile.