Nel 1864 pubblicò le sue memorie presso la società editrice Barbera di Firenze col titolo
Misteri del chiostro napoletano.
Il libro venne accolto con grande interesse e ripubblicato ben otto volte negli anni successivi. Fu tradotto in varie lingue e venne molto apprezzato da critici e autori dell’epoca, tra cui Alessandro Manzoni (che nella storia di Enrichetta trovò molti punti in comune con il personaggio di Gertrude) e Luigi Settembrini. Garibaldi le scrisse, invece, per ringraziarla di alcuni
bellissimi sonetti. La pubblicazione del libro le valse, però, non solo una grande notorietà, ma anche la scomunica da parte delle autorità ecclesiastiche, che interpretarono l’esposizione delle ipocrisie nascoste all’interno delle mura dei conventi come un attacco calcolato alla Chiesa Cattolica.

Nel 1866 pubblicò
Un delitto impunito:
fatto storico del 1838, che narra l’assassinio di un’educanda da parte di un sacerdote respinto dalla fanciulla, e nel 1883
Un episodio dei misteri del Chiostro Napolitano, un dramma in cinque atti tratto dalle sue memorie. Fu corrispondente di giornali politici, tra cui
La rivista partenopea di Napoli,
La Tribuna di Salerno e
Il Nomade di Palermo. In occasione della terza guerra d’indipendenza, pubblicò un
Proclama alla Donna Italiana in cui esortava le donne a sostenere la causa nazionale, e fece parte, con la sorella Giulia Cigala Caracciolo, del
Comitato femminile napoletano di sostegno al disegno di legge di Salvatore Morelli per i diritti femminili.
Nonostante la sua notorietà e la sua infaticabile attività, Enrichetta non ebbe alcun riconoscimento ufficiale dal governo italiano. Garibaldi, partendo per l’assedio di Capua, non fece in tempo a firmare il decreto con cui aveva intenzione di nominarla ispettrice agli educandati di Napoli. De Sanctis, dopo averle promesso un incarico, la dimenticò. Gli oggetti di sua proprietà che Riario Sforza le aveva sequestrato non furono mai ritrovati. A settant’anni, quando Francesco Sciarelli ne scrisse la biografia, Enrichetta viveva, vedova,
ignorata dai suoi concittadini, modesta e solitaria. È ignota la data della morte.
Immagine nella pagina: Il Regno delle Due Sicilie in una stampa d'epoca