La prima versione del quadro fu commissionata dalla signora Marie Berna poco dopo la morte del marito, e il pittore svizzero, per eseguire la sua opera, si ispirò al Camposanto degli Inglesi di Firenze, che poteva vedere dalle finestre del suo studio, e dove era sepolta la sua figlioletta Anna Maria, morta in giovanissima età. In un primo momento Arnold Böcklin non pensò ad un nome per il suo dipinto, e solo nel 1883 il critico e mercante d'arte Fritz Gurlitt coniò il titolo che oggi tutti conosciamo. Il successo dell'
Isola dei morti fu duraturo nel tempo. Sigmund Freud confessò di possederne una riproduzione nel suo studio, Lenin e Hitler ne furono ossessionati per tutta la vita. Sergei Rachmaninov produsse un poema sinfonico ispirato al dipinto e perfino Strindberg citò l'opera nella sua pièce
La Sonata Fantasma.

Dopo aver dipinto
L'sola dei morti, i toni della produzione di Böcklin si fecero sempre più oscuri e ossessionati dal tema della morte, forse a causa della tragica e prematura perdita di sei dei suoi dodici figli.
Rientrato in Svizzera nel 1885, prima a Zurigo poi a Hottingen, dove produsse altre tre importanti opere,
Il gioco delle Naiadi del 1886,
L'isola dei vivi del 1888 e
Risveglio di primavera del 1889, fu costretto, nel 1892, a trasferirsi a Viareggio per motivi di salute.
Nel 1893 si stabilì definitivamente a Fiesole, dipingendo gli ultimi quadri, tra cui
La guerra,
Visione in mare del 1896 e
La peste, del 1898, caratterizzati da sempre maggiore tristezza e pessimismo.
Negli ultimi anni della sua vita ottenne però anche due grandi soddisfazioni. La Galleria degli Uffizi gli commissionò un autoritratto per la propria collezione e, nel 1897, si svolse una mostra celebrativa a lui dedicata ad Amburgo, Berlino e nella natia Basilea, entrambi importanti riconoscimenti alla sua abilità di artista.
Arnold Böcklin si spense a Fiesole il 16 gennaio del 1901.
Il suo influsso sull'arte fu importante e duraturo: oltre ad aver aperto la strada alla pittura simbolista, infatti, influenzò ampiamente pittori surrealisti come Max Ernst, Salvator Dalì e Giorgio De Chirico; perfino artisti espressionisti, astrattisti e del movimento hippy si ispirarono all'artista svizzero, in particolare al suo capolavoro
L'isola dei morti. D'altronde, come eloquentemente scritto sulla tomba di Böcklin:
Non omnis moriar.
Immagine nella pagina: Arnold Böcklin, L'Isola dei morti - terza versione