Nel 1870 alla popolare Carte de visite si affiancò il formato Cabinet, di dimensioni maggiori (cm. 10,8 x 16,3), ed insieme diedero origine alla fotografia ritrattistica commerciale popolare che raggiunse il primo decennio del Novecento.
Da allora furono numerosi i fotografi che durante le fiere e nei piccoli villaggi ritraevano per una cifra non elevata chi ne facesse richiesta.
Molte persone dunque, anche fra i ceti meno abbienti, poterono disporre di un certo numero di fotografie: da qui la necessità di un album fotografico.
Nel 1888 Eastman costruì in America il primo apparecchio fotografico con pellicola a rullo: nasce la Kodak n° 1, che rivoluzionerà il modo di fotografare segnando l’inizio della fotografia moderna.
Per i numerosi appassionati del ritratto tutto fu facilitato. Gli apparecchi fotografici diventarono sempre più piccoli e maneggevoli, cominciarono ad essere prodotti industrialmente e quindi non più appannaggio esclusivo di abili operatori ma messi a disposizione di tutti.
In Italia Giuseppe Garibaldi fu uno dei primi ad intuire le grandi possibilità che la fotografia, ed il ritratto in modo particolare, potevano offrire per diffondere rapidamente ed efficacemente la propria immagine. Si adoperò per essere ripreso in migliaia di scatti sia in occasione di brevi soste durante i suoi innumerevoli viaggi, che fra una battaglia e l’altra. Amava circondarsi di fotografi che lo riprendevano in ogni posa, non curante del proprio aspetto fisico.
La più vecchia immagine di Garibaldi la troviamo in un Dagherrotipo eseguito a New York nel 1851. Solo però dal 1859 cominciarono a circolare in Italia con regolarità le sue immagini, che furono usate per sedurre le popolazioni del Sud. Un bel ritratto di Garibaldi è quello eseguito dai fratelli Alinari nel 1870, anno in cui il generale Cadorna entrò a Roma, conquistandola e facendola capitale dell’appena nata Italia unita.
Immagine nella pagina:
Dagherrotipo di nudo eseguito su supporto dorato
Con il patrocinio del Comune di Bologna