(trad. Marinette Pendola)

Oltre che straordinario musicista, Rossini fu un gastronomo. Nei lunghi anni trascorsi a Parigi ebbe modo di perfezionare il proprio gusto. Riferisce Dumas, in una lettera ad un amico italiano, che chiese un giorno consiglio a Rossini su come preparare i famosi maccheroni alla napoletana. Il maestro invitò l’amico scrittore, ma pare che il risultato fosse mediocre. I biografi ci hanno deliziato con aneddoti su Rossini e il cibo, ma non sanno ancora dirci se si mettesse lui stesso in cucina o preferisse impartire ordini e godersi i risultati. Assiduo frequentatore dei ristoranti alla moda, amico dei cuochi più famosi, come lo stesso Carême, ha lasciato una forte impronta in gastronomia. Numerose ricette dell’alta cucina portano il suo nome.
Le preparazioni
alla Rossini si caratterizzano per l’uso del foie gras e del tartufo, spesso accompagnate da salse deglassate con Madera. La ricetta più nota è il
tournedos alla Rossini. Si tratta di una fetta di filetto di manzo alta 2 cm e di circa un etto, con una fetta sottile di lardo legata intorno per mantenerne la forma. Pare che nel 1843, trovandosi insieme all’amico Carême al Cafè Anglais, chiese al cuoco di preparargli questo filetto secondo indicazioni precise: saltato in padella con burro, disposto su un crostino fritto nel burro, su cui andava aggiunta una fetta di foie gras a sua volta saltata nel burro, qualche scaglia di tartufo, il tutto velato dal sugo di cottura deglassato con Madera. Al rifiuto dello chef di preparare tale ricetta davanti agli altri clienti, Rossini avrebbe risposto:
Alors, tournez le dos! (allora, voltate le spalle!), da cui deriverebbe il nome di quel tipo di filetto.
Immagine nella pagina: Gioachino Rossini