Giuseppe Mazzini 200 anni dopo

Nota per un percorso

di Sauro Mattarelli



I mazziniani puri hanno continuato a ricordarlo come integro e severo custode di un’etica che avrebbe dovuto costituire la base per una religione civile da porre a fondamento della Repubblica italiana: un sogno che si sarebbe realizzato solo il 2 giugno del 1946, dopo due sanguinose e rovinose Guerre mondiali. L’immagine di Mazzini che ci hanno tramandato i mazziniani intransigenti è sicuramente diversa dalla memoria che vive nei monumenti, nei musei e nelle lapidi di tutta Italia. Si nutre di ideali e riti; si rigenera nelle feste repubblicane che ancora oggi vengono celebrate, sempre più sommessamente, in enclave di Marche, Toscana, Lazio, Liguria e, soprattutto, in Romagna, ove nella notte del 9 febbraio, ricorrenza della Repubblica Romana del 1849, qualcuno espone ancora una tremula luminaria sul davanzale della finestra.
L’immagine ufficiale di Mazzini appare invece più granitica, fredda, distante e quindi fatalmente polverosa: è il frutto della istituzionalizzazione avvenuta, a più riprese, in sintonia coi cambiamenti politici che si sono susseguiti nel paese. Forse nessuna di queste due icone lo descrive adeguatamente: il mesto sorriso enigmatico, appena accennato, che trapela da alcuni suoi ritratti sembra infatti esprimere l’amarezza per una res publica agognata e incompiuta. L’osservatore attento, il lettore non distratto può però ancora oggi scorgere nelle sue opere e nei suoi insegnamenti i tratti di una possibilità d’azione, l’invito esplicito a partecipare da protagonisti alla costruzione della storia umana.

BIOGRAFIA ESSENZIALE
Giuseppe Mazzini nacque a Genova il 22 giugno 1805.
Suo padre, Giacomo, era un medico e docente universitario con un passato da attivista repubblicano. La madre, Maria Drago, è stata descritta dai biografi come una donna austera, educata alla disciplina giansenistica. Influì in profondità sullo sviluppo intellettuale di Giuseppe anche se tutti i membri della famiglia, comprese le tre sorelle Rosa, Antonietta e Francesca, direttamente o indirettamente, svolsero un ruolo importante nella sua formazione.
Mazzini stesso, nelle Note autobiografiche, descrisse come iniziò il suo incontro con la politica. Stava passeggiando con la madre e un amico di famiglia in una signorile strada di Genova quando furono avvicinati da un uomo di sembianze severe ed energiche, bruno, barbuto e con uno sguardo scintillante. Egli chiese e ottenne un po’ di denaro a favore di coloro che erano stati esiliati dall’Italia per i loro ideali: quel giorno – scriverà Mazzini – fu il primo in cui s’affacciasse confusamente nell’anima mia, non dirò un pensiero di patria e di libertà, ma un pensiero che si poteva e quindi si doveva lottare per la libertà della patria.
Nel 1827, conseguita la laurea in legge, si iscrisse alla società segreta Carboneria di cui già facevano parte alcuni suoi amici sui quali esercitava un grande ascendente: i fratelli Ruffini, Federico Campanella, Piero Torre; confidava di poter così contribuire alla lotta per favorire l’unità italiana. Nel frattempo approfondì gli studi filosofici e letterari e iniziò a collaborare con diversi giornali come l’Indicatore genovese e l’Indicatore livornese, dove prese posizione a favore del filone letterario che si riconosceva nel Romanticismo.
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Aprile-Giugno 2005 (Numero 1)

Dipinto di Cinzia Fiaschi, particolare

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