Napoleone a Bologna

di Gabriella Lupi

Jean_Auguste_Dominique_Ingres_016 (Miniatura 550x867 px)Quella sarebbe stata una giornata molto faticosa. Pensò così di iniziarla con una bella cavalcata per affrontare con maggior serenità gli obblighi politici del pomeriggio. I mesi precedenti erano stati molto impegnativi per Napoleone.

Con la sua elezione ad Imperatore dei Francesi, il 18 maggio 1804, non poteva più rimanere Presidente della Repubblica Italiana, titolo che ricopriva dal 1802. Nel 1805, una consulta italiana con a capo il Vicepresidente Francesco Melzi e il Ministro degli Affari Esteri Ferdinando Marescalchi si recò dunque a Parigi per offrire a Napoleone la corona di Re d'Italia. Il 15 marzo 1805, con un atto deliberativo, la deputazione chiedeva che la Repubblica Italiana si tramutasse in Regno e che Napoleone ne fosse il Re. Già dopo tre giorni ebbe luogo la seduta imperiale al Senato per la promulgazione del decreto costitutivo del Regno d'Italia.

Da quel momento il viaggio dell'Imperatore in Italia era definitivamente deciso: partì da Parigi in Aprile. A Maggio il Cardinale Caprara, con il consenso del Sommo Pontefice Pio VII, lo consacrò Re nel Duomo di Milano ponendogli sul capo la Corona Ferrea (ora conservata a Monza). Fu in quella circostanza che Napoleone pronunciò la famosa frase Dio me l'ha data, guai a chi la tocca!

Nel suo viaggio in Italia non poteva mancare una tappa a Bologna. Vi giunse il 21 giugno entrando da Porta San Felice. Che accoglienza! Ad attenderlo il Prefetto Somenzari, il Presidente della Municipalità Domenico Bettini, le truppe italiane e francesi, la Guardia Nazionale che scortava le autorità bolognesi più una folla di 150.000 persone tra abitanti (60.000) e stranieri giunti per l'occasione.

Spari di artiglieria e campane a festa. E di campane ce n'erano tante (...) Dove oggi albergano scuole, istituti, caserme, uffici governativi, carceri, opere pie, allora v'erano conventi e monasteri: un numero eccessivo di frati e di monache davano alla città una fredda impronta claustrale (Ugo Lenzi, Napoleone a Bologna 21-25 giugno 1805, Bologna, 1920, II ed. 1980).

Tutte le strade dalla Porta a Palazzo Caprara erano state adornate con piante poste in lussuosi vasi. Drappi fasciavano le colonne e alle finestre tappeti e cuscini color cremisi. Alcune catapecchie erano state demolite e per tutto il percorso erano stati installati dei finti fabbricati dipinti con una prospettiva che rendesse grazioso l'ingresso in città. Strade e palazzi erano stati predisposti con un'illuminazione a giorno realizzata allestendo strade e palazzi con numerose candele, torce e lumi colorati.

Le celebrazioni iniziarono subito al Teatro del Corso con Opera sacra con Ballo eroico. Presenziarono le autorità e le famiglie più in vista. I festeggiamenti si protrassero fino a tarda notte, ora inconsueta per i Bolognesi che, una volta rientrati nelle loro case, ripensarono a canti e suoni, armi ed armati, cavalli ed equipaggi, belle donne, grandi personaggi e - soprattutto - la Raviola di Napoleone (espressione dialettale bolognese per indicare il tipico cappello di Napoleone).

Immagine nella pagina:
Jean Auguste Dominique Ingres, Napoleone Bonaparte, primo console, 1804, Musée des Beaux Arts, Liegi

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Aprile-Giugno 2005 (Numero 1)

Dipinto di Cinzia Fiaschi, particolare
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