
Tornato di nuovo a Londra cooperò alla preparazione della Spedizione dei Mille del 1860 e, nel maggio, da Genova, cercò di estendere l’iniziativa allo Stato Pontificio. Fermato da un intervento di Ricasoli si recò a Napoli; ma ormai le giovani generazioni, attratte dalla novità del nuovo stato italiano nato all’insegna dell’incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, non sembravano più disposte a seguirlo come negli anni passati. Non restava che un altro mesto esilio: prima a Lugano e poi a Londra da dove, nel 1863, organizzò per il Friuli un tentativo volto a riunire Venezia all’Italia.
Dopo la guerra del 1866 si occupò anche del Trentino e, nell’agosto del 1870, sbarcò a Palermo per poi recarsi a Roma, dove venne arrestato e condotto nella fortezza di Gaeta. Amnistiato in seguito all’annessione di Roma all’Italia, riprese la via dell’esilio, passando da Genova, e poi, ancora, da Lugano fino a Londra ove si dedicò essenzialmente all’attività educativa:
L’educazione – aveva scritto -
s’indirizza alle facoltà morali; l’istruzione alle intellettuali. Senza istruzione, l’educazione sarebbe troppo sovente inefficace; senza educazione, l’istruzione sarebbe come una leva mancante d’un punto d’appoggio.
Senza educazione nazionale comune a tutti i cittadini, eguaglianza di doveri e di diritti è formola vuota di senso.
Nella primavera del 1871 una violenta insurrezione a Parigi consentì la sperimentazione di un governo comunardo fortemente influenzato da Marx. L’esperienza viene salutata positivamente da Garibaldi ma fu condannata da Mazzini perché sanguinaria e promossa
da uomini che odiano e non sanno amare. Nel febbraio del 1872, ormai gravemente ammalato, tornò in Italia sotto il falso nome di dottor Brown. A Pisa fu ospite di Pellegrino Rosselli e Giannetta Nathan Rosselli. Si spense in quella casa il 10 marzo.
GLI SCRITTI
Saggi, opuscoli, manifesti, appelli, articoli, e un numero sterminato di lettere costituiscono il corpo degli scritti di Giuseppe Mazzini: una testimonianza della straordinaria coerenza che caratterizza tutto il suo pensiero.
Tra il 1861 e il 1891 l’editore Gino Daelli pubblicò a Milano gli
Scritti editi ed inediti. I primi otto volumi furono introdotti personalmente da Mazzini e queste pagine costituiscono il corpo dei
Ricordi autobiografici di Giuseppe Mazzini. Altri dodici volumi della raccolta
daelliana furono curati da Aurelio Saffi: dieci erano composti da scritti e due da lettere.