Bologna dei viaggiatori

I luoghi del Risorgimento


Comunque sia è un fatto che la domenica mattina successiva mi trovavo, insieme con una folla di contadini, a passeggiare nel bel cimitero di Bologna, fra le tombe di marmo e i maestosi loggiati, accompagnato da un piccolo cicerone di quella città, il quale, avendo molto a cuore la reputazione del luogo, procurava con grande sollecitudine di distogliere la mia attenzione dalle tombe più modeste, non stancandosi mai di lodare quelle belle. Vedendo che questo omino (era piccolo di statura e allegro di carattere e aveva una faccia in cui pareva che non ci fossero altro che denti e occhi brillanti) guardava pensosamente una certa aiuola erbosa, gli domandai chi c’era sepolto.

La povera gente signore, rispose con una stretta di spalle ed un sorriso, fermandosi e rivolgendosi verso di me, giacché egli camminava sempre qualche passo avanti, e si levava il cappello per indicarmi ogni nuovo monumento. Solamente i poveri, signore. È un luogo assai ridente e gaio. Come è verde e fresco! Sembra un prato! Ci sono cinque, e distese tutte le cinque dita della mano destra par indicare più chiaramente il numero, come son soliti a fare i contadini italiani, quando esso non oltrepassa il dieci, ci son cinque dei miei bambini seppelliti lì, signore; proprio in quel punto; un po’ a destra. Bene! Sia ringraziato il signore! È un luogo assai ridente. Come è verde e come è fresco! Sembra proprio un prato!

Mi fissò attentamente negli occhi, e, vedendo che mi dispiaceva per lui della perdita che aveva fatta, aspirò una presa di tabacco (tutti i ciceroni pigliano il tabacco) e fece un piccolo inchino, in parte per iscusarsi di aver alluso a tale argomento, e in parte per onorare il ricordo dei suoi bambini e del suo santo prediletto. Non fu mai fatto inchino più naturale e più spontaneo di quello; ma, subito dopo, si tolse del tutto il cappello e cerimoniosamente mi dette tutte le spiegazioni riguardanti il monumento successivo, e gli occhi e i denti gli brillarono più di prima.

Nel cimitero dove erano sepolti i bambini del piccolo cicerone c’era di servizio un funzionario così ben vestito che, quando il piccolo cicerone mi disse sottovoce che avrei potuto ricompensarlo convenientemente di qualche tenue servizio resomi, dandogli due paoli (circa dieci pence, in moneta inglese) guardai con aria incredula il suo cappello a lucerna, i suoi guanti di pelle di camoscio, il vestito d’uniforme, fatto con la massima precisione e i bottoni rilucenti, e scossi gravemente la testa in atto di rimprovero verso il piccolo cicerone. Giacché, a giudicare dall’esteriore, egli era per lo meno eguale in splendore al sostituto dell’usciere della verga nera; e l’idea ch’egli potesse portar con sé in tasca, per dirla con Geremia Diddler, un’inezia come dieci pence, mi sembrava addirittura mostruosa. Tuttavia, quando mi azzardai ad offrirgli i due paoli, egli prese la cosa come ben fatta e mi fece una scappellata così bella, che sarebbe stata a buon mercato anche per il doppio di quella somma. Pareva che egli avesse l’ufficio di illustrare i monumenti funebri alla gente che si recava a visitare il camposanto; così almeno faceva; e quando io confrontai tale funzione, come Gulliver in Brobdingnag, con gli ordinamenti della mia cara patria, non potei fare a meno di versar lagrime d’orgoglio e d’esultanza. Egli non aveva un’andatura particolare, alla quale bisognasse adattare i propri passi, più di quel che l’abbia una tartaruga; quando la gente s’indugiava, s’indugiava anche lui, affinché i visitatori potessero soddisfare la propria curiosità, e realmente permetteva loro di tanto in tanto di leggere le iscrizioni funebri. Non era né malvestito, né insolente, né zotico, né ignorante; parlava la propria lingua con grande correttezza, e pareva che si considerasse in certo modo, come una specie di maestro per i visitatori, e che avesse un giusto rispetto per sé e per loro. Un uomo come quello non lo vorrebbero come scaccino a Westminster Abbey, più di quel che lascerebbero che la gente (come a Bologna) vedesse i monumenti per niente.


Charles Dickens, 1846



Immagine nella pagina:
P. Poppi, La piazzetta dellAurora e via delle Asse, XIX sec.

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Novembre 2011 (Numero 19)

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Effetto ottico in stile operetta: la dama è sullo sfondo. Anonimo

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