Insomma, Civitella del Tronto aveva tutto di cui essere fiera: la storia, la possente fortezza e una localizzazione meravigliosa. Ma al momento dei fatti che andremo a raccontare era da più di cinquant’anni che non succedevano eventi degni di nota. C’è da pensare che dagli spalti del forte, le annoiate sentinelle fossero più attente a scorgere qualche procace donzella piuttosto che un improbabile nemico. Nella gran piazza d’armi, con la svettante bandiera bianca, grigliata d’oro agli angoli e al centro l’immancabile enorme frittata di stemmi sormontata dalla gran corona reale, si sarebbero potute scorgere come in un’aia colonica polli, capretti, conigli e maiali in libertà fra cani e gatti sonnacchiosi come i loro padroni. Si sarebbero potute vedere donne stendere i panni su corde tese agli sgangherati affusti di sgangherate colubrine e bombarde, scomodando qualche gallina che usciva protestando dalla canna di un mortaio caricato a uova. Bambini cenciosi, figli di militari, giocavano a frotte rumorosamente. Le bambine indossavano orecchini d’oro scadente provenienti dalle bancarelle di chissà quale santuario in chissà quale occasione. Chi si muoveva da quel posto tanto lontano dagli altri centri abitati?
I caporali e i sergenti invecchiavano in quell’angolo sperduto, dove proprio nulla accadeva dall’assedio del 1806. I Borboni non facevano la guerra a nessuno e per questo non c’erano medaglie o avanzamenti di grado per meriti. Si invecchiava fra quelle pietre millenarie come in un eremo di monaci.
Gli ufficiali si vedevano raramente preferendo alloggiare in paese e ritrovarsi al Caffè Centrale di Teramo a venti miglia di distanza. Qualcuno veniva inviato da Napoli per punizione. I sergenti facevano ingannare il tempo alla truppa con qualche leggera esercitazione e qualche marcetta con schioppo e zaino affardellato.
Civitella del Tronto, sentinella avanzata del Secondo Abruzzo Ulteriore sul confine con gli Stati Pontifici era ferma, impassibile a cavallo dei secoli. La guarnigione di pace, circa un centinaio fra graduati e militi, faceva vita sedentaria. Lassù si nasceva, si cresceva, ci si sposava senza che nulla, in sostanza, cambiasse. L’unico diversivo erano le feste religiose e quelle del genetliaco dei sovrani. In quelle occasioni si facevano salire in fortezza le ragazze dal paese e si ballava. Ogni sabato c’era fiera o mercato in paese, dentro e fuori Porta Napoli.
Le notizie dalla capitale - Napoli - arrivavano attraverso il telegrafo, ottico o elettrico a seconda del periodo. Ma le novità erano scarse lo stesso. Poco o nulla mutava nel Regno. Anche i movimenti rivoluzionari del 1848 ebbero scarso coinvolgimento per i civitellesi. Al massimo si registravano scaramucce di papalini contro mazziniani e garibaldesi della Repubblica Romana. In varie parti della penisola gli eventi incalzavano ma non a Civitella. Nel 1857 Pisacane, che era stato carcerato a Civitella nel 1843 per reati comuni, tentò la sorte eroica finendo i suoi giorni a Sapri non compreso dai contadini del posto. Re Ferdinando II rimase ucciso da una baionettata e gli successe il troppo giovane e inesperto Francesco II. Il Regno era scosso da tradimenti e anarchia ma Civitella non era coinvolta.
Fu così che il telegrafo, una mattina, si ricordò di Civitella. Fu comunicato che Garibaldi era sbarcato in Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II per liberarla dalla tirannide secolare e annetterla, forse, al Piemonte. Un ufficiale del genio sarebbe arrivato in fortezza per verificare fortificazioni e armamento. Se si fosse verificata una probabile invasione dal Nord il primo urto sarebbe toccato a Civitella del Tronto.
Via allora ai panni stesi al sole, via agli animali da cortile e a tutto quello che rendeva la fortezza più simile a una fattoria che non ad una possente macchina da guerra! Bisognava lucidare i fucili, rassettare le uniformi, rimettere in funzione i cannoni e dare un tono marziale a una truppa svogliata, disavvezza da troppi anni alle armi, alla guerra, agli eventi che ora stavano precipitando.
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Civitella del Tronto - Veduta dall'alto
Con il patrocinio del Comune di Bologna