Giuseppe Verdi e la contessa Maffei

una grande storia d'amicizia... e un pizzico d'amore

di Fiorenza Maffei

Clara si sciolse i lunghi capelli, li pettinò con forza e poi li raccolse di nuovo sul capo, lasciando che qualche ciuffo scivolasse giù verso le spalle. Il suo tocco finale all'acconciatura. Il tocco a cui voleva dedicarsi in prima persona soprattutto nelle occasioni speciali.
Quella era davvero una giornata speciale: 30 giugno 1868.

Si guardò allo specchio, anche se ormai lo faceva sempre più di rado: sono quasi una vecchia, pensò. Eppure, il suo cuore quel giorno palpitava come quello di una giovinetta al primo amore.
Attraversò velocemente il salotto, fermandosi appena un attimo, poi sollevò il capo verso la parete dove da dieci anni troneggiava il ritratto di Napoleone III. Era una foto ricevuta dal sovrano in persona, che l’aveva autografata come segno di stima e ringraziamento. Gli eventi successivi avrebbero provocato forti conflittualità tra l’Italia e la Francia, ma Clara aveva considerato il volto di quell'uomo ormai parte integrante del contesto familiare e così il ritratto aveva continuato a far parte di quell'angolo della casa dove si erano incontrati spiriti liberi e artisti, politici e giovani patrioti.

Quel giorno, 30 giugno 1868, Clara avrebbe rivisto Giuseppe Verdi. Dopo vent'anni.
Dio mio, era passato così tanto tempo dall'ultima volta.
Avevano continuato a darsi del lei nelle lettere che avevano costituito il loro unico legame in quei lunghi vent'anni.
Per tutti era il grande Verdi. Anche per lei era un grande, ma era pur sempre il suo Giuseppe.

Con le gambe tremanti si diresse verso la finestra, sperando di intravedere, con lo sguardo lontano, la carrozza fermarsi davanti alla sua porta.
Dopo vent'anni Giuseppe tardava? E pensare che lei ormai aveva giocato tutte le sue carte. Era certa di poter contare sull'affetto sincero di lui, ma aveva dovuto constatare, con un briciolo di amarezza, che il desiderio di rivederla non era ragione sufficiente per spingerlo a Milano.
Vent'anni prima era andato via sbattendo la porta a quelli della Scala… era successo dopo la rappresentazione della Giovanna D’Arco, nel 1845.

Invano, per tanto tempo, lei si era chiesta come poteva convincerlo a rientrare, anche solo per qualche giorno, nel capoluogo lombardo.
Poi l’idea le era rimbalzata all'improvviso nella mente: il Vate, solo lui poteva diventare il motivo determinante per il rientro di Verdi a Milano.
Glielo scrisse, con semplicità, con lo stesso stile, tranquillo e disinteressato che aveva sempre usato fino ad allora nella loro corrispondenza.


Immagine nella pagina:
Clara Maffei in una fotografia d’epoca

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Ottobre-Dicembre 2008 (Numero 11)

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