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Laboratorio di scrittura

a cura di Marinette Pendola

Come promesso nel precedente numero pubblichiamo gli articoli degli altri partecipanti al laboratorio di scrittura tenutosi dal 28 febbraio al 20 marzo 2008, organizzato da Jourdelò.



Ricordo
Marina Governi

Questo è un ricordo molto remoto della mia infanzia: credo che risalga a quando avevo quattro o cinque anni, ed essendo così lontano è quindi anche molto vago. Si tratta della casa delle zie di mia madre.
Trovo che i ricordi vaghi e remoti posseggano un’aura di mistero e suscitano in me molta curiosità. Questo in particolare è misterioso e affascinante perché è legato solo alla mia memoria, non esistono fotografie di quella casa. Per la verità potrei avere delle conferme da mia madre, ma preferisco per il momento affidarmi solo alla mia memoria.
Ricordo che la casa delle zie dava sul piazzale della chiesa del paese: vivevano lì con il fratello che era il parroco del paese. Varcata la porta si entrava in un lungo corridoio buio, ai lati c’erano delle porte di legno, forse di colore verdino, il pavimento ho la sensazione che fosse bianco coi sassolini neri. Verso la fine del corridoio, sulla sinistra, c’era un sottoscala coperto da una tenda, ma non sono sicura, poi c’era la scala che portava al piano superiore; anche qui regnava l’oscurità, ma la luce artificiale gli conferiva un aspetto anche più triste. Qui c’erano le camere da letto: ricordo solo che in quella delle zie c’erano due letti alti con due cuscini e il crocifisso al muro; del bagno ricordo curiosamente solo il lavandino coi due rubinetti, dell’acqua calda e dell’acqua fredda, separati.

Ma torniamo al piano di sotto.
È un ricordo che probabilmente risale all'estate perché, nonostante il buio, ho una sensazione di fresco, non di freddo, quindi forse le zie tenevano la casa al buio per lasciare fuori il caldo estivo che al sud della Sardegna si fa sentire!
Alla fine del corridoio vedo la porta che dava sul giardino e mi è rimasta impressa la differenza tra la fresca penombra dentro casa, e il sole caldo e gioioso, fuori. Ricordo anche una sensazione di sollievo nel lasciarmi dietro la penombra, e il piacere nell'uscire in giardino. Di questo giardino ho un ricordo ancora più vago: credo che fosse circondato da un muro e che avesse qualche albero e forse si vedeva, sulla destra, il campanile della chiesa.
Il resto della casa è nell'oblio. Chissà, forse un giorno riaffiorerà qualche altro ricordo e come in un puzzle la casa si ricomporrà e allora perderà anche il suo fascino.

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Ottobre-Dicembre 2008 (Numero 11)

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