In tal modo le tradizioni scozzesi vennero pressoché annientate. Particolare che pochi sanno: i tartan che conosciamo per lo più non sono autentici. La legge del vestito, proibendo l’utilizzo del kilt e ponendolo in disuso per oltre 35 anni, portò alla perdita quasi totale dei tartan originali. Quelli che vediamo oggi sono in maggior parte ricostruzioni ottocentesche, soprattutto dell’epoca vittoriana, o addirittura successive.
Ma è proprio nell’Ottocento, il secolo che più ci interessa, che il kilt rinasce.
Il 1° luglio 1782, ormai sfumato ogni pericolo di insurrezione, viene abolita la famigerata legge del vestito. Da quel momento si sviluppa un inarrestabile movimento romantico–culturale per il recupero delle tradizioni celtiche scozzesi. La sede dell’associazione più nota, la Celtic Society of Edinburgh, ha come presidente lo scrittore Sir Walter Scott, divenuto celebre con una raccolta tratta da antiche fonti, Canti di menestrelli della frontiera scozzese (1802-1803) e con i successivi romanzi d’ambiente scozzese.
E’ soprattutto in occasione della visita di re Giorgio IV a Edimburgo, nel 1822 (era dal 1651 che un regnante inglese non si recava in Scozia), che il kilt riprende ad essere utilizzato in cerimonie ufficiali. Sir Walter Scott coglie infatti l’occasione per organizzare una manifestazione spettacolare, nella quale sfilano i capi clan con i relativi cortei in abiti tradizionali scozzesi. Secondo alcuni critici questo evento fu anche una vera e propria operazione commerciale, tanto che gli organizzatori - Sir Walter Scott incluso - non esitarono a inventarsi una gran quantità di tartan pur di rendere la sfilata più grandiosa possibile...
Immagine nella pagina:
Mark Churms, The Battle of Culloden, 1746