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La conseguenza di una parola sbagliata...

ovvero, il duello nell'era vittoriana

di Andrea Olmo

Il duello è, nell’immaginario collettivo, una situazione tipicamente rapportata all’età vittoriana, insieme ai balli delle debuttanti, le uniformi sgargianti, le esplorazioni di terre sconosciute.

Numerosi sono gli episodi storici, più o meno noti, di duelli famosi: ricordiamo la morte del poeta russo Puskin, in seguito ad una ferita di arma da fuoco riportata in duello, lo scontro al fioretto combattuto per la cantante lirica e attrice Lina Cavalieri (nota anche come la donna più bella del mondo), la sfida alla pistola che, per poco, non compromise la carriera di Andrew Jackson, futuro presidente degli Stati Uniti, o i numerosi duelli combattuti dal deputato, giornalista e scrittore milanese Felice Cavallotti, uomo testardo e focoso, che per tutta la sua vita ebbe una spiccata tendenza a risolvere le diatribe politiche e giornalistiche, in cui era coinvolto, sfidando i suoi avversari a singolar tenzone. Cavallotti morì ucciso (in duello, manco a dirlo…) dal direttore del Gazzettino di Venezia, Dott. Macola, nel 1898.

Ma come non citare tutti gli episodi letterari e cinematografici di duelli ottocenteschi: dall’epico scontro finale sostenuto da Rudolf Rassendyll, protagonista del Prigioniero di Zenda, romanzo di Anthony Hope, più volte portato sullo schermo, al film I Duellanti di Ridley Scott, dai numerosi final showdown dei film western, fino alla ridicola sfida lanciata dal ragionier Celzani ad un ragazzino, per difendere l’onore della bella maestra Pedani, nel racconto Amore e Ginnastica di De Amicis.
Nel rigido savoir-vivre (o galateo, che dir si voglia…) vittoriano, numerosissime erano le possibili cause di una sfida a duello: persino fumare davanti ad una signora, senza il suo permesso, poteva rappresentare il casus belli per uno scontro tra gentiluomini. Insomma, per indurre qualcuno a passare da parte a parte un altro essere umano con un metro di acciaio affilato, a volte bastava anche solo una parola sbagliata, detta nel momento sbagliato.

La sfida a duello veniva lanciata o gettando a terra un guanto di fronte all’avversario o, più spesso, verbalmente, mentre il teatrale schiaffo con il guanto era più raro. Lo sfidato inviava, quindi, i propri padrini a casa dello sfidante, per indicare l’arma e il luogo scelti per lo scontro.
Inutile precisare che duellare era illegale in quasi tutti i paesi civilizzati, ma, di solito, le autorità tendevano a chiudere un occhio, purché il fatto avvenisse lontano dal pubblico: questo spiega perché i duelli venissero generalmente combattuti all’alba e in luoghi solitari, come radure, case abbandonate, e simili.
Le tecniche e le regole di esecuzione del duello erano differenti, come differente era la diffusione delle diverse tecniche nelle varie aree geografiche.

Il duello tradizionale era quello combattuto con la spada, ed era anche quello più diffuso in Europa: nobili e borghesi prediligevano l’uso della spada, più maneggevole e facile da usare, mentre gli ufficiali usavano la sciabola, arma militare per eccellenza. I contendenti, accompagnati da uno o, più spesso, due padrini e da un arbitro, si ritrovavano nel luogo scelto per lo scontro e, dopo essersi tolti giacche e gilet, attendevano il segnale d’inizio, che era rappresentato, solitamente, dal lancio di un fazzoletto o dal conteggio da uno a tre. Dopo di che, si dava inizio all’azione. Questi tipi di duelli si distinguevano in duelli al primo sangue, più comuni tra i civili e per riparare le offese meno gravi, e il cui obiettivo era di infliggere all’avversario una ferita netta e visibile, ma non mortale o invalidante, e in duelli all’ultimo sangue, più usati dai militari, e per le offese gravissime, che si concludevano solo con la morte di uno dei due contendenti. E’ opportuno aggiungere che, talvolta, anche i duelli al primo sangue vedevano passare a miglior vita il perdente… Per quel che riguarda le azioni ammesse durante lo scontro, non esistevano regole precise: in teoria tutto si poteva fare, anche lanciare terra negli occhi dell’avversario e simili, purché non fosse palesemente sleale o anti-sportivo.
Il duello con la pistola era in Europa meno diffuso di quello con la spada, mentre rappresentava il metodo largamente più usato nell’Est degli Stati Uniti: le pistole utilizzate erano armi ad avancarica, a colpo singolo; i contendenti, anche qui accompagnati da padrini e arbitro, si ponevano schiena contro schiena, avanzavano di dieci passi in direzioni opposte, poi, al segnale dell’arbitro, si giravano e facevano fuoco. In questo caso, il vincitore del duello era colui che restava in piedi, illeso o no. Poteva accadere, ovviamente, che uno dei duellanti sparasse prima del segnale di via: in questo caso l’avversario, se ancora in vita, aveva diritto a sparare il suo colpo sul nemico, ormai indifeso. Inoltre, cosa ancora più grave, colui che aveva anticipato il fuoco, si esponeva all’eterna ignominia della società in quanto vigliacco e fellone...

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Gennaio-Marzo 2007 (Numero 6)

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