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Ada Byron Lovelace

la dama e il calcolatore

di Raffaele Sorgetti

Lo sapevate che il primo programmatore della storia dell'informatica fu una donna? E non una donna qualsiasi, ma addirittura la figlia del poeta George Byron?

Ritratto di Ada Byron Lovelace (Miniatura 550x834 px)Probabilmente no. Pochi oggi sono al corrente che un posto d'onore nella storia di una delle più moderne e, mi dispiace ammetterlo, anche una delle più maschiliste discipline scientifiche spetta di diritto ad una gentildonna inglese della prima metà dell'Ottocento. Sembra incredibile, ma gli albori della scienza dei calcolatori sono colorati di rosa e di romanticismo.

Lady Augusta Ada Byron contessa di Lovelace nacque a Londra il 10 dicembre 1815, unica figlia legittima di Lord Byron e della matematica Annabella Milbanke. Il padre abbandonò moglie e figlia pochi mesi dopo la nascita di quest’ultima, e non le rivide mai più. Il 25 aprile 1816 Byron lasciò per sempre l'Inghilterra e morì in Grecia quando Ada aveva otto anni.
Su iniziativa della madre, terrorizzata dall'idea che potesse dedicarsi alla poesia come suo padre, fin da piccola Ada venne incoraggiata a studiare matematica. All'età di 17 anni la sua educazione fu affidata alla celebre femminista e scienziata Mary Somerville, che aveva tradotto in inglese i lavori di Laplace e aveva scritto vari testi utilizzati a Cambridge. Negli anni successivi Augustus De Morgan, professore alla University of London, si occupò di introdurre Ada a studi di livello più avanzato. Ma i progetti materni non ebbero completo successo: in alcuni suoi scritti giovanili Ada dichiarò di aspirare ad una scienza poetica, e tutto il suo pensiero analitico fu intriso di immaginazione e punteggiato di metafore.

Il 5 giugno 1833, ad un ricevimento tenuto dalla Somerville, Ada ebbe modo di incontrare Charles Babbage, un matematico dell'Università di Cambridge che lavorava da anni alla progettazione della Macchina Analitica (Analytical Engine), un enorme calcolatore meccanico composto da ben 25 mila parti. Alla base di tale progetto c’era la volontà del matematico inglese di risolvere il problema delle numerose imprecisioni presenti nelle tavole dei logaritmi e delle funzioni trigonometriche dell’epoca, dovute agli inevitabili errori nei calcoli eseguiti interamente a mano.



Immagine nella pagina:
A.E. Chalon, Ritratto di Ada Byron Lovelace, 1838

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Gennaio-Marzo 2007 (Numero 6)

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