La Macchina Analitica aveva dispositivi di ingresso basati sulle schede perforate, come nel progetto del telaio di Joseph-Marie Jacquard, che usava schede perforate per determinare come dovesse essere la trama del tessuto. Babbage adattò questa idea in modo che la Macchina fosse capace di tessere modelli algebrici, così come il telaio meccanico di Jacquard tesseva fiori e foglie, scrisse Ada in una sua lettera.
La Macchina Analitica doveva essere alimentata da un motore a vapore e doveva essere lunga più di 30 metri per 10 metri di larghezza. Avrebbe dovuto comporsi di quattro parti fondamentali: la memoria (store), un’unità di calcolo (mill), la sezione di ingresso (lettore di schede perforate) e la sezione di uscita (uno stampatore e un arco in grado di tracciare curve). Non si può non rimanere colpiti dalla modernità dei concetti che stanno alla base di questa macchina, gli stessi che oggi sono alla base dei calcolatori elettronici, e che rendono questo dispositivo il primo computer al mondo. Un suo progetto concreto venne alla luce nel 1837, tuttavia, in parte a causa dell'attrito interno e degli ingranaggi disponibili a quel tempo, che non erano sufficientemente precisi, in parte a causa dei conflitti con i meccanici che stavano realizzando i componenti, la Macchina non fu mai costruita.
Ada rimase affascinata dalle idee di Babbage, soprattutto da quella di un calcolatore programmabile, cioè uno strumento di calcolo universale le cui operazioni potessero essere specificate di volta in volta insieme ai dati da elaborare, e iniziò a studiare i metodi di calcolo realizzabili con la Macchina Analitica. La sua collaborazione con il pioniere dei calcolatori portò ad una pubblicazione di fondamentale importanza nella storia dell'informatica.
Immagine nella pagina:
Ricostruzione di una parte della Macchina Analitica, esposta al Museo di Storia della Scienza dell'Università di Cambridge