Scienze e TecnologiaInvenzione in tre passi. Di uso quotidiano

di Samuele Graziani

All’inizio dell’800, con il riversarsi delle popolazioni dalle campagne alle città, i cibi in scatola iniziarono ad acquistare significato. Ovviamente non esistevano i supermercati: esistevano botteghe in cui i venditori stivavano i vari cibi in contenitori di grandi dimensioni e poi vendevano al dettaglio. I cibi confezionati furono visti di malocchio dai venditori, che avendo in questo modo quantità già determinate non potevano più barare adulterando i cibi e rubando sul peso, secondo la pratica molto diffusa di diminuire le dosi o allungare i prodotti con altri di minor valore. Tanto forte fu l’opposizione dei venditori che i cibi confezionati impiegarono una quarantina d’anni prima di essere accettati e diventare di uso diffuso, quando finalmente le garanzie di quantità, e soprattutto di igiene, passarono dalle spalle dei venditori a quelle dei produttori convincendo anche i venditori stessi della convenienza di tali prodotti.
Ci siamo, siamo arrivati alla nostra invenzione: siamo a metà del secolo, gli anni in cui Wolle inventa, Crowell perfeziona, Mattie realizza. Si va a fare la spesa, e si comperano cibi in confezione. Bisogna necessariamente metterli da qualche parte per poterli portare a casa… cosa c’è di meglio di una sporta di carta?

Proprio così, le sporte di carta nascono nell’Ottocento, grazie a Francis Wolle. Che impiegherà quei famosi 17 anni per convincere la gente dell’utilità delle sporte di carta, per riporre in prevalenza alimenti. E poi ci sarà il contributo praticamente contemporaneo di Crowell e Mattie tra il 1870 e il 1872. Crowell, l’eccentrico, che aveva costantemente un foglio di carta in mano che piegava e ripiegava e rispiegava e ripiegava in varie forme, fino ad arrivare a quella a noi conosciuta delle sporte con base rettangolare piatta. E infine Mattie. Il suo contributo non è uno sviluppo dell’idea di Crowell, della quale non sapeva nulla. Anche questa sua invenzione derivò dall’osservazione: vedeva, infatti, la gente appiattire con le mani le sporte di forma irregolare inventate da Wolle, e quindi pensò di produrle direttamente con il fondo piatto, per aiutare la gente.
E i tempi maturi per la realizzazione delle sporte di carta furono dati dalla combinazione del bisogno di un oggetto del genere, come detto, ma anche dalla capacità tecnica di produrre carta: proprio in questo periodo, attorno agli anni sessanta, inizia, infatti, la produzione di massa di carta, grazie alla scoperta dei trattamenti chimici che permettono di ottenere la carta dalla cellulosa e dalla pasta di legno. La produzione industriale della carta ne abbassa decisamente il costo e quindi la rende alla portata di tutti, stimolandone l’uso diversificato: dai giornali, alle sporte di carta per fare la spesa appunto, alla carta igienica (risale per esempio al 1871 la prima carta igienica in rotoli).

Solo una cosa resta oscura in questo breve articolo: come mai abbiamo parlato di una invenzione nata e perfezionata da tre Americani? L’Europa dove la mettiamo?
In realtà c’è il trucco, c’è l’inganno. La paternità delle sporte di carta è attribuita a Wolle perché a lui si deve l’invenzione della prima macchina per produrle. I primi sacchi di carta in realtà sono costruiti manualmente, artigianalmente, a Bristol, nell’Inghilterra del 1844, da una compagnia che li commercializzava con una decina di anni di anticipo sul brevetto di Wolle.

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Gennaio-Marzo 2007 (Numero 6)

La casa di Carducci, attorno al 1850 (particolare)

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