Il Giardino delle VanitàIl Conte di Montetristo (1/5)

I parte

di Giuseppe Bergivaldi

Il Giardino delle Vanità cambia faccia. Dopo aver giocato con le immagini per quattro anni si rinnova e inizia a giocare con le parole. Rimane l’intento umoristico, ma espresso in altro modo. Questa è la prima puntata di una lunga storia che ci porterà tra Italia e Francia, buon divertimento.
Ah, quasi dimenticavo, la storia non la scriverò io, ma un nuovo collaboratore...


IL CONTE DI MONTETRISTO

Boulogne, 1881


PREFAZIONE

La vicenda è tratta da un vecchio manoscritto di anonimo, cui Alessandro Dumas si sarebbe ispirato per il suo romanzo Il Conte Di Montecristo o addirittura attribuito a Dumas stesso quale traccia in preparazione della stesura definitiva del suddetto romanzo.
Giuseppe Bergivaldi


I - BOULOGNE

Fabbro (Miniatura 387x304 px)Siamo a Boulogne, nella Francia post-napoleonica. Gli echi della rivoluzione si erano spenti definitivamente, l’imperatore era stato deposto dopo la sua definitiva e rovinosa sconfitta e il nuovo regime aveva cominciato a stabilire i nuovi equilibri. Si viveva un salutare periodo di calma accentuato dalla lontananza dalla capitale. Si era diffuso anche un discreto benessere dovuto alle attività portuali incrementate dai crescenti rapporti con il nuovo mondo.

Il divertimento che si era prepotentemente imposto fra le classi agiate era la danza, finalmente sdoganata dall’opposizione del clero, dei moralisti e dei benpensanti.

André Trentignac era il fabbro ferraio presso le scuderie della marchesa Franche de Françoises. Era un giovine di diciannove o venti anni, di bell’aspetto e portamento fiero nonostante i suoi umili natali. Sfoggiava una chioma corvina che gli arrivava alla base del collo e quando la temperatura lo permetteva, lavorava a torso nudo mettendo in mostra la sua muscolatura snella e possente. La marchesa non era rimasta insensibile al fascino selvaggio del suo fabbro e non disdegnava di ammirare quello splendido giovine durante le frequenti passeggiate nei giardini e nelle dipendenze del suo palazzo. La sua innata riservatezza, però, non le consentiva di avvicinarlo. Inoltre aveva sentito di una vicenda accaduta in Inghilterra, dove una nobildonna aveva ceduto alle attenzioni di un suo guardiacaccia fino ad arrivare ad imbarazzanti quanto stuzzicanti conclusioni. Si parlava del fatto come dell’amante di Lady Chatterly o qualcosa di simile, ma lei no, non sarebbe mai arrivata a tanto pur non avendo legami da rispettare.

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Gennaio-Marzo 2009 (Numero 12)

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Incisione di H. Adlard su disegno dell'architetto J. Oates
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