A noi non resta che soffrire

Antonio Bajamonti, mirabile cittadino e Podestà di Spalato Italiana

di Andrea Olmo

Tra le pagine meno conosciute del nostro Risorgimento vi è sicuramente quella dell’Irredentismo Dalmata. Le terre di là dall’Adriatico, suddite per secoli della Repubblica di Venezia, ancora nell’Ottocento si sentivano terre venete Figlie della Serenissima e, pertanto, Figlie d’Italia. E anche qui, come nel resto del Belpaese, divampò la lotta per l’Unità resa, se possibile, ancora più eroica dalle difficili condizioni in cui ebbe luogo. 12_bajamonti01

Già all’inizio del XIX secolo, infatti, gli italiani erano ormai una minoranza in Dalmazia: secondo il Generale Marmont, Governatore della regione per conto di Napoleone, gli italiani rappresentavano circa il 30% della popolazione totale. Erano mercanti, artigiani, marinai e professionisti, concentrati in massima parte nelle città e nelle isole, dove costituivano l’assoluta maggioranza. Gli slavi, invece, erano perlopiù poveri contadini e pastori croati e morlacchi, confinati nei piccoli borghi dell’entroterra e parlanti un arcaico dialetto croato, l’akavo. A questa situazione, che vedeva gli italiani in minoranza anche se comunque minoranza consistente e sicuramente la parte più produttiva e culturalmente avanzata della regione, si aggiunse, dal 1815, la dominazione austriaca che, nel tentativo di reprimere le aspirazioni nazionali italiane, favorì in ogni modo le popolazioni slave, combattendo al contempo tutte le iniziative portate avanti dai nostri connazionali.

In questo quadro ostico e complicato emerge la figura di Antonio Bajamonti, ultimo podestà italiano di Spalato e definito da alcuni, per la sua fiera dedizione alla causa italiana, il Cristo di Dalmazia.
Antonio Bajamonti nacque a Spalato il 18 settembre 1822 figlio di Giuseppe, Cancelliere Pretoriale di Lissa, e di Elena Candido, nobildonna della vicina Sebenico.

Immagine nella pagina:
Antonio Bajamonti in una cartolina patriottica del 1901

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Gennaio-Marzo 2009 (Numero 12)

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