Mary Shelley: visse da eroina del Romanticismo, inventò la Fantascienza

di Raffaele Sorgetti

Svizzera 1816. È una sera cupa e piovosa nonostante sia estate, una delle estati meteorologicamente peggiori che si ricordino in Europa. In una villa sulle rive del Lago di Ginevra, un gruppo di giovani inglesi cerca un modo per combattere la noia di dover restare al chiuso a causa del maltempo. 24_shelley01
Forse ispirati dal buio e dalla tempesta, si riuniscono intorno al camino e passano il tempo leggendo storie di fantasmi della tradizione tedesca. A un certo punto uno dei giovani propone di fare una gara: ognuno scriverà un racconto del terrore e, dopo averli letti tutti, verrà premiato il più bello.

Questa potrebbe sembrare la trama di un film horror di serie B, se non fosse che le persone riunite in quella villa erano il poeta inglese George Byron e la sua amante Claire Clairmont, l’altro poeta inglese Percy Shelley e la sua futura moglie, nonché sorellastra di Claire, Mary Godwin, e il medico e scrittore John William Polidori. A lanciare la sfida letteraria fu proprio Lord Byron, e quella notte nacque l’idea per quello che può essere ritenuto il primo romanzo di fantascienza moderna: Frankenstein.

Quella notte infatti Mary Godwin ebbe un incubo, come lei stessa riportò nei suoi diari, ispirato dalle discussioni dei suoi compagni sugli esperimenti di Luigi Galvani sulla elettricità animale (v. Jourdelò n°13, Apr-Set 2009). Fu così scossa da quel sogno, che al risveglio cercò di fissare sulla carta la paura che aveva provato, e di scrivere qualcosa che trasmettesse al lettore quelle stesse sensazioni.

La storia di Mary impressionò talmente Byron e gli altri che fu giudicata decisamente la migliore del gruppo. Con l’incoraggiamento di Percy, il racconto che era inizialmente solo di poche pagine, assunse una lunghezza maggiore, fino a diventare un vero romanzo.
Terminato quando Mary aveva appena 19 anni, Frankenstein, o il Prometeo moderno fu pubblicato nel gennaio del 1818, inizialmente in forma anonima. L’autrice temeva i pregiudizi che la critica avrebbe potuto avere nei confronti di una donna, e in effetti all’inizio persino Sir Walter Scott attribuì l’opera ad un uomo.

Immagine nella pagina:
A. Curran, Claire Clairmont, 1819 (particolare)

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