Mary Shelley: visse da eroina del Romanticismo, inventò la Fantascienza

di Raffaele Sorgetti

MaryShelley (Miniatura 219x307 px)Se non altro, l’ultimo di questi tragici eventi consentì alla coppia di sposarsi nella chiesa di St. Mildred a Londra, il 30 dicembre 1816, e di riconciliarsi finalmente con William Godwin. Mary, che al momento del matrimonio era già in attesa della terza figlia, diede poi alla luce Clara Everina il 2 settembre 1817. Nel frattempo, nel gennaio dello stesso anno era nata Alba, la figlia di Claire e Byron.

Ma i problemi economici e di isolamento sociale della famiglia Shelley si aggravarono. La minaccia della prigione per debiti che incombeva su Percy, ed il timore di perdere la custodia dei figli per la loro condotta ritenuta immorale, spinse la coppia alla decisione di lasciare l’Inghilterra per l’Italia il 12 marzo 1818, prendendo Claire Clairmont e sua figlia Alba con loro.
Come prima tappa raggiunsero Venezia, dove Lord Byron aveva una residenza. Claire affidò la piccola Alba a Byron, ma questi ottenne in cambio la promessa che la donna non si sarebbe mai più interessata della figlia.

Durante il loro soggiorno in Italia, Mary e Percy si spostarono spesso tra molte città, Livorno, Lucca, Roma, Napoli, Firenze e Pisa, senza mai fermarsi troppo a lungo in un posto, dedicando la maggior parte del proprio tempo alla scrittura, alla lettura e alla visita delle città d’arte.
La permanenza in Italia fu però funestata dalla morte di entrambi i figli di Mary. Clara morì per dissenteria a Venezia nel febbraio 1818, mentre William morì di malaria a Roma nel giugno 1819. Per un po’ di tempo Mary trovò come unico conforto la scrittura, realizzando la novella Mathilda, le opere teatrali Prosperpina e Mida, e cominciando a lavorare al romanzo Valperga, che sarà poi pubblicato nel 1823.

La nascita a Firenze di un altro figlio, Percy Florence, il 12 novembre 1819, la aiutò a riprendersi. Percy Florence fu l’unico dei figli degli Shelley a sopravvivere ai genitori, mentre una quinta gravidanza di Mary non giunse mai a termine a causa di un aborto spontaneo che nel giugno del 1822, nei pressi di Lerici in Liguria, mise anche a rischio la sua vita.
Ma le sventure non erano terminate per Mary. L’8 luglio 1822, ad un mese dal suo compleanno, Percy Shelley annegò nel golfo di La Spezia, insieme all’amico Edward Williams, durante una tempesta che fece affondare il suo battello Don Juan, mentre i due erano di ritorno da un incontro con George Byron a Livorno.

Qualche settimana dopo, alla presenza di Byron, il poeta fu cremato sulla spiaggia di Viareggio, nello stesso luogo dove il mare aveva restituito il suo corpo. I presenti riportarono che il cuore di Percy non si incenerì, ma rimase quasi intatto, anche se carbonizzato, e fu consegnato a Mary che lo conservò come reliquia. La leggenda vuole che Mary lo custodì in un cassetto della sua scrivania, dove fu ritrovato dal figlio dopo la sua morte. Particolare macabro, ma perfettamente adatto ad una figura così Romantica e nello stesso tempo così Gotica.


Immagine nella pagina:
R. Rothwell, Ritratto di Mary Shelley, 1840 (particolare)

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