Mary Shelley: visse da eroina del Romanticismo, inventò la Fantascienza

di Raffaele Sorgetti

Circa un anno dopo la morte di Percy Shelley, nell’agosto del 1823, Mary fece ritorno in Inghilterra insieme col figlio Percy Florence, e cominciò a lavorare alla stesura di una raccolta degli ultimi poemi composti dal defunto marito, che tentò di pubblicare l’anno seguente.
Ma la pubblicazione fu bloccata dal suocero, Sir Timothy Shelley, che minacciò Mary di interrompere il suo appoggio economico a lei ed al nipote.

La raccolta fu pubblicata soltanto nel novembre del 1839 col titolo The Complete Poetical Works of Percy Shelley. 24_shelley04
Nel frattempo, il 23 gennaio 1826, fu pubblicato il romanzo L’Ultimo Uomo, forse l’opera più importante di Mary Shelley dopo Frankenstein.

Bistrattato dalla critica dell’epoca, tanto che non fu più ripubblicato fino al 1965, questo romanzo viene oggi considerato una delle opere antesignane della moderna fantascienza apocalittica. Narra infatti della fine dell’umanità nel 2100 a causa di un’ epidemia di peste di proporzioni planetarie. Il romanzo è interessante anche per i ritratti semi-autobiografici che lo popolano. Infatti il protagonista Lionel, l’ultimo uomo, è chiaramente la stessa Mary, che in pochi anni aveva visto scomparire quasi tutte le persone a lei care, mentre in altri personaggi si riconoscono l’amatissimo Percy, la sorellastra Claire, Lord Byron, e persino suo padre William Godwin, che morì a Londra il 7 aprile 1836, dopo avere da poco compiuto ottanta anni.

Negli anni successivi Mary continuò a lavorare alacremente come scrittrice, anche se non produsse nulla in grado di raggiungere il successo di pubblico di Frankenstein.

Immagine nella pagina:
Frankenstein, frontespizio dell'edizione del 1831


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