Scienze e TecnologiaSalsamentari bolognesi

di Samuele Graziani


Ma i salumieri bolognesi non si danno per vinti, sono irriducibili, continuano le loro attività, continuano a portare in alto il nome della mortadella. Nell’Ottocento la mortadella è un piatto pregiato, ad inizio secolo il suo costo al dettaglio è il triplo di quello del prosciutto! Ed eccoci arrivare all’ultima data importante.

1876. Nasce la Mutua salsamentari 1876, Società di Mutuo Soccorso fra i salsamentari e gli esercenti industrie e affini. Il sodalizio di fatto riporta in vita la Compagnia dei Salaroli, rappresentando quindi una delle più antiche Associazioni bolognesi; oltretutto è l’unico sodalizio storico al mondo relativo all’arte della salumeria. Si impegna a tutelare e promuovere l’arte della salumeria in maniera trasversale e senza appartenenza alcuna, volendo quindi rappresentare un sodalizio utile agli operatori professionali della salumeria italiana. È una società di mutuo soccorso, quindi aiuta le famiglie dei salumieri in caso di difficoltà inaspettate (ad esempio occupandosi del sostentamento degli orfani e delle vedove di guerra) e si distingue soprattutto per l’impegno nel sociale.
È ancora viva, oggi il suo primo obiettivo è promuovere la cultura del maiale e della sua lavorazione, attraverso incontri ed iniziative che valorizzino la storia e la tradizione, specie con riferimento all’antico mestiere del salarolo prima e del salsamentare poi. L’obiettivo è quello di estendere la conoscenza dell’arte salumiera e delle tradizioni

24_salsamentari03Siamo quindi nella seconda metà dell’Ottocento, abbiamo visto nascere la tradizione tipicamente associativa bolognese, abbiamo introdotto questo prodotto tradizionale, ma cosa c’entra tutto questo con la rubrica che ci ospita, la quale dovrebbe trattare argomenti di innovazione e di tecnologia. Stiamo per spararla grossa… legate alla mortadella ci sono un paio di invenzioni che nessuno le riconosce.
Come ormai sa bene chi ci segue regolarmente nella nostra rubrica, capita molte volte che qualcuno inventi, abbia l’intuizione geniale, poi qualcun altro brevetti e si prenda merito, fama e soldi. Lo abbiamo visto in tutti i campi.
La mortadella si consuma tipicamente affettata sottile, per cui è necessaria l’affettatrice, elettrodomestico oggi di diffusione e uso quotidiano. Tutti sanno che l’affettatrice è stata inventata nel 1898 da Wilhelm Van Berkel, un salumiere Olandese. L’invenzione è palesemente utile, quasi ci si chiede come non ci abbia pensato qualcuno prima, tanto che nel giro di pochi anni Berkel smette di fare il salumiere per diventare un produttore di affettatrici con sedi in varie parti del mondo, ottenendo riconoscimenti alle varie Esposizioni cui si presenta. La prima affettatrice non è elettrica ma ha un volano azionato con una manovella manuale, è un oggetto oggi ambito da molti collezionisti in tutto il mondo. È anche simpatica la motivazione per cui Berkel, non sopportando le rimostranze della clientela della propria macelleria di Rotterdam sull’irregolarità del taglio, ha la geniale idea di combinare una grande lama circolare ad un grosso volano.
Peccato.
Peccato che la prima affettatrice nasca a Bologna nel 1875, vent’anni prima, grazie ad Alessandro Forni.

Immagine nella pagina:
Uno dei primi Consigli Direttivi della Società dei Salsamentari
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