I Cannoni di Navarino ...ovvero, come il caso diede l’indipendenza alla Grecia

di Andrea Olmo

Ma a salvare i ribelli da sicura distruzione, ci pensò la diplomazia internazionale!
Fino a quel momento la situazione diplomatica si era trovata in un sostanziale stallo, con la contrapposizione tra i russi che, da sempre protettori dichiarati dei Cristiani Ortodossi, sostenevano i greci, e i britannici che, timorosi di un’espansione dell’orso zarista verso i Balcani e il Mediterraneo, difendevano l’integrità territoriale ottomana.
Navarino 2 (Miniatura 530x599 px)L’equilibrio si ruppe quando Nicola I ascese al trono russo. Deciso e determinato, il giovane zar iniziò una politica fortemente aggressiva nei confronti dei turchi, fino a minacciare addirittura l’intervento militare. Di fronte a questo concreto rischio e pressato dall’opinione pubblica britannica, che disgustata dalle atrocità ottomane spingeva per un intervento deciso, il Ministro degli Esteri inglese George Canning, egli stesso un filelleno, decise di intavolare trattative con lo zar. Nel negoziato intervennero anche i francesi i quali, pur non avendo particolari interessi nella questione greca, stavano tentando di riguadagnare un ruolo di rilievo dopo l’ingloriosa fine dell’epopea napoleonica.

Il 6 luglio 1827 fu concluso il Trattato di Londra, in base al quale le tre potenze firmatarie si impegnavano a garantire l’autonomia della Grecia nell’ambito dell’Impero Ottomano, con lo status giuridico di stato-vassallo del Sultano. La mancata accettazione del trattato da parte di Mahmud II indusse le tre potenze ad inviare rappresentanti diplomatici ufficiali presso il governo provvisorio di Nauplia, cosa che comportava il riconoscimento de facto della Repubblica Ellenica. Fu decisa, inoltre, la costituzione di una forza navale internazionale, in quello che costituisce il primo esempio storico di missione di peacekeeping. La squadra navale, pur dovendo evitare qualsiasi scontro con i turco-egiziani, aveva l’incarico di imporre i termini del Trattato di Londra e di garantire la sicurezza della popolazione greca.

Per prima si mosse la Mediterranean Fleet britannica, che raggiunse il Peloponneso il 12 settembre 1827, forte di 3 navi da battaglia, 3 fregate, 2 corvette, 3 brigantini e 1 cutter ed era comandata dal Vice-Ammiraglio Sir Edward Codrington, veterano delle guerre napoleoniche ed eroe di Trafalgar, noto per le sue dichiarate simpatie filelleniche. Il 13 ottobre gli inglesi furono raggiunti dalle flotte alleate: la squadra navale francese, costituita da 3 navi da battaglia, 2 fregate e 2 brigantini, e comandata dal Vice-Ammiraglio Barone De Rigny e la squadra russa, formata da 4 navi da battaglia e 4 fregate, al comando del Conte olandese Lodewijk van Heyden. Allarmato dalle continue notizie di orrendi massacri compiuti dalle truppe egiziane Codrington, cui per anzianità spettava il comando della squadra navale combinata, decise per una dimostrazione di forza stabilendo di entrare nella baia di Navarino dove stava alla fonda la flotta turco-egiziana.


Immagine nella pagina:
A. L. Garneray, Naval battle of Navarino, 1827 (particolare)
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