In grosse difficoltà si trovò la corvetta inglese Talbot, che nei primi 10 minuti di battaglia venne accerchiata da 3 fregate e 1 corvetta ottomane. A trarla d’impaccio ci pensò il capitano francese Hugon che, con la sua fregata Armide, compì una spericolata manovra insinuandosi tra le navi nemiche, attaccando la fregata Sultana e costringendola alla resa. L’azione di Hugon consentì alla Talbot di guadagnare tempo fino all’arrivo delle fregate russe e del brigantino inglese Rose, comandato dal Capitano Davies, che distrussero due corvette turche e misero in fuga altre 5 navi.
Anche il piccolo cutter inglese The Hind ebbe modo di ritagliarsi il suo momento di gloria. Alle 15.30 venne attaccato da almeno 3 navi nemiche ma, pur subendo gravi danni, riuscì ad affondare un brigantino e a respingere, con ben assestati colpi di artiglieria caricata a mitraglia, i reiterati tentativi di abbordaggio di una fregata. Bisogna comunque dire che, in generale, quasi tutti i tentativi di abbordaggio compiuti dagli islamici fallirono miseramente: molti dei marinai imbarcati sulle navi turche erano greci e appena messo piede sulle navi europee non ci pensavano mezza volta a ribellarsi ai loro odiati padroni turchi.
Dopo circa due ore dall’inizio dello scontro, tutte le navi islamiche più potenti erano state neutralizzate. Codrington a questo punto diede ripetutamente ordine di cessare il fuoco, ma non fu udito o piuttosto non fu ascoltato e gli europei continuarono ad accanirsi contro il naviglio minore turco. A fine giornata circa il 75% delle navi islamiche erano colate a picco e 4.000 marinai turchi ed egiziani erano morti o feriti. Dal canto loro gli europei contarono 177 morti, tra cui il Capitano Bathurst, e 469 feriti, tra cui il Capitano De La Bretonnière e un figlio di Codrington.
La battaglia di Navarino, già di per sé un nonsense essendo stata combattuta tra le marine di cinque nazioni che NON erano in guerra tra loro, fu seguita, nei giorni successivi, da colpi di scena e assurdità di ogni genere.
Già la mattina dopo i turchi autoaffondarono le loro navi superstiti temendone la cattura da parte degli europei, nonostante le ripetute assicurazioni di Codrington di non avere il benché minimo interesse ad impadronirsene! Quindi gli ammiragli europei, come gesto di pacificazione, decisero di invitare a colazione l’Ammiraglio turco Tahir Pascià. Questi, nel corso dell’incontro, confidò candidamente ai tre di aver ricevuto, diversi giorni prima, l’ordine segreto del Sultano di distruggere la flotta alleata. Aveva, pertanto, attirato con l’inganno gli europei a Navarino fingendo intenzioni pacifiche con lo scopo di attendere la notte per attaccarli a tradimento. Il colpo di cannone sparato dal Neokastron e che gli alleati avevano scambiato per una salva di saluto, altro non era che il segnale d’attacco degli islamici sparato per sbaglio in anticipo, cosa che aveva scompaginato i piani di Tahir! Quanto a Sir Codrington, nonostante avesse trionfato a Navarino, annientando la flotta nemica senza perdere nemmeno una nave, fu incredibilmente sollevato dall’incarico e richiamato in patria dall’Ammiragliato con l’accusa di non aver rispettato gli ordini ricevuti! Si salvò dalla corte marziale solo perché ormai considerato un eroe dall’opinione pubblica inglese. Infine le navi corsare greche, ripreso coraggio per la distruzione della flotta islamica, iniziarono a battere il mare dedicandosi… a predare mercantili inglesi e francesi ovvero di coloro che li stavano aiutando a liberarsi dei turchi!
Insomma, un bel guazzabuglio!
Gli effetti a lungo termine di Navarino furono, comunque, importantissimi: pochi mesi dopo lo scontro il Waly d’Egitto ritirò le sue truppe dalla Grecia e questo diede l’opportunità allo zar di attaccare i turchi portando il proprio esercito, nel settembre 1829, fino a 60 chilometri da Costantinopoli. L’invio di un corpo di spedizione francese nel Peloponneso e la decisione del governo provvisorio greco di accettare la forma di governo monarchica come richiesto da Gran Bretagna, Francia e Russia, furono i colpi finali per il Sultano, che fu costretto a riconoscere l’indipendenza della Grecia. E così, per un bizzarro gioco del destino, il 3 febbraio 1830 l’Ellade riottenne, dopo 380 anni, la propria agognata Libertà.
Immagine nella pagina:
Piano della battaglia di Navarino