
Di fronte ai difensori della Repubblica fautori della legalità costituzionale, i bonapartisti oppongono il suffragio universale, considerato al di sopra della costituzione, poiché - sostengono - unica fonte di legittimità è la fiducia diretta manifestata dal popolo. La propaganda si spinge fino ad agitare lo spauracchio del
pericolo rosso e, di conseguenza, assegna il ruolo di salvatore della patria al principe presidente. L’operazione è sostenuta dall’amministrazione, dall’esercito e dal clero cattolico che vedono nei bonapartisti il partito dell’ordine.
A Parigi, la reazione, peraltro piuttosto debole, è facilmente repressa dall’esercito. Soltanto i parlamentari dell’opposizione e alcuni intellettuali molto in vista, come Victor Hugo, prendono la via dell’esilio. Non è così nelle campagne, soprattutto nel sud-est. In un moto spontaneo, i contadini e le élite rurali della Provenza prendono le armi e occupano simbolicamente il municipio. In queste campagne tutti sono repubblicani.
Benché molti di loro siano analfabeti, frequentano tutti assiduamente e da sempre le
chambrées, quei circoli di conversazione, luoghi privilegiati della sociabilità paesana, in cui si chiacchiera, si beve, si parla di politica e, attraverso la lettura dei giornali fatta ad alta voce, si alimenta la fede repubblicana. La repressione non si fa attendere. Ci vorranno due settimane per sedare le rivolte. Poi iniziano i rastrellamenti, i processi, le deportazioni alla Caienna per i capi e in Algeria per tutti gli altri. Molti paesi rimangono senza uomini.
Questo avviene nel paesino di Violette che si spopola di tutti gli uomini nel febbraio del 1852. Suo padre, sindaco del paese, sarà deportato alla Caienna, dove morirà, gli altri saranno avviati in Algeria, mentre il fidanzato Martin è ucciso in un tentativo di fuga. Di tutto ciò le donne rimaste nelle case sapranno molti anni dopo. Da quella data nessuno sale più in paese, né un soldato, né un gendarme e nemmeno un prete. E nessuna donna scende verso gli altri villaggi
per timore di scoprire che, al di là dell’orizzonte delle nostre terre, non c’è nient’altro che il silenzio e la morte. Comincia l’attesa, lunga e angosciata, nell’impegno dei lavori dei campi, dall’alba al tramonto.
Immagine nella pagina: Luigi Napoleone Bonaparte