Incursioni temporaliL'Oratorio di San Rocco nella storia e nell'arte

di Silva Stagni

Quanto alla provenienza sociale dei componenti la confraternita, ricordiamo innanzitutto che si è già parlato di un ramo femminile che si riuniva separatamente nella Chiesa di San Rocco; aggiungiamo che vi era però un giorno – la festività del Santo titolare, il 16 agosto – in cui consorelle e confratelli si riunivano nell’Oratorio. Di rilievo è poi il fatto che nella Compagnia erano presenti molti artigiani addetti alla lavorazione della seta (chiamati filatolieri). L’adesione aveva, oltre alle finalità religiose, una motivazione più pragmatica: questi artigiani fino al 1676 non ottennero il permesso di costituirsi come società d’arte autonoma e quindi la Confraternita di San Rocco costituiva per loro un punto di incontro e di autoidentificazione. E non era una presenza socio-economica di scarso rilievo nel tessuto urbano giacché la produzione e lavorazione di seta e canapa erano voci essenziali dell’economia bolognese dei secoli XVI – XVIII, occupando vasta parte della popolazione. Il legame tra i filatolieri e l’Oratorio fu sempre assai forte e ad essi si deve in gran parte il fasto della struttura, giacché anche quando nel 1676 divennero una Corporazione autonoma riconosciuta continuarono a riunirsi qui.

I mulini del resto si trovavano nei pressi, nella zona della Grada, alle Moline, dove sfruttavano l’acqua del canale di Reno. Molto stretti erano inoltre i rapporti tra la Corporazione dei filatolieri e gli artisti bolognesi, per i quali la disponibilità della tela era di vitale importanza.

S. Rocco cacciato in carcere (Guercino) particolare (Miniatura 219x266 px)Pare anzi che alla decorazione dell’edificio vari pittori partecipassero gratuitamente. A parte l’intervento dei Carracci e l’opera di Girolamo Curti (ricordiamo qui che si tratta del capostipite del genere della quadratura, un prodotto tipico della scuola artistica bolognese consistente nella rappresentazione pittorica di un’architettura illusiva, largamente applicata nella decorazione fra Sei e Settecento) le cronache ricordano che all’esecuzione degli affreschi delle pareti intitolati alla Vita di San Rocco concorsero i più bravi giovani pittori... come Massari, Gessi, Paolo e Francesco Carracci, Valesio, Provaglia, Camullo e Razzali, gli ultimi due noti per quegli unici lavori.

Con questa equipe si confrontò Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, chiamato dalla Confraternita alla decorazione dell’oratorio insieme al Dentone, suo maestro di prospettiva. Ventisettenne, il Guercino era già molto richiesto dalla committenza che ne apprezzava la rapidità nell'eseguire opere su tela ma anche nel decorare ampie superfici murarie, tanto che il San Rocco imprigionato (1618), capolavoro giovanile e suo penultimo affresco, fu eseguito in mezza giornata. La velocità fu del resto una caratteristica comune a tutti gli allievi dei Carracci, coi quali il Guercino ebbe un legame profondo che si scorge anche nell’affresco ispirato alla Flagellazione di Ludovico Carracci.

Anche dal punto di vista dei contenuti iconografici l’Oratorio di San Rocco è un luogo molto significativo non soltanto per la presenza della scuola artistica bolognese, quasi una panoramica sulla pittura di quegli anni, ma anche perché le sue decorazioni traducono a livello figurativo il Discorso sulle immagini sacre e profane scritto nel 1582 dal cardinale Gabriele Paleotti, figura chiave della Controriforma a livello internazionale e soprattutto nella sua città, che era stata sede del Concilio di Trento dal 1547 al 1549. Nell’opera si suggeriva infatti un linguaggio semplice ed immediato, in grado di divulgare i valori morali dei testi sacri, ed è appunto in tal senso che operarono i Carracci ed i loro allievi.


Immagine nella pagina:
Guercino, S. Rocco imprigionato (particolare), Oratorio di San Rocco, Bologna

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Ottobre-Dicembre 2010 (Numero 17)

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