A passo di marcia

...con l'Italia sulle labbra e nel cuore

di Maria D'Arconte

Ma forse la frase in cui il riferimento all’Unità d’Italia è più esplicito appartiene alla strofa successiva Noi fummo da secoli calpesti e derisi perché non siam popolo perché siam divisi. L’Italia aveva perduto la sua unità territoriale con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e per secoli fu soggetta a dominazioni straniere, incapace di superare divisioni e municipalismi. Ahi serva Italia di dolore ostello… non donna di province, ma bordello! scriveva Dante nel VI canto del Purgatorio, lamentando le divisioni tra le belle contrade d’Italia.
Goffredo Mameli (Miniatura 449x538 px)Mameli condivideva la visione unitaria di Mazzini che rifiutava sia i progetti federalisti di Gioberti e Cattaneo, che le ambizioni dinastiche dei Savoia. I bimbi d’Italia si chiaman Balilla e Balilla era il soprannome di un ragazzo genovese, che, gettando un sasso contro un drappello di soldati austriaci, il 5 dicembre 1746, diede il via alla rivolta di Genova. Ancora un riferimento alla storia prerisorgimentale della penisola.

Comunque sia questo inno, a volte bistrattato, a volte frainteso, ci emoziona profondamente e ci infonde nel cuore un amor di patria che in questi ultimi anni abbiamo riscoperto.

Dieci anni dopo, nel 1858, nasceva l’Inno di Garibaldi, che il generale stesso chiese a Luigi Mercantini di comporre, in una memorabile serata a casa del patriota bergamasco Gabriele Camozzi, che nel 1849 aveva sollevato la Val Camonica e la Valtellina in soccorso di Brescia assediata.

Il poeta, autore della stupenda lirica La Spigolatrice di Sapri composta per la sfortunata impresa di Carlo Pisacane e dei suoi trecento giovani e forti, ne fu lusingato e dopo pochi giorni, il 31 dicembre 1858, fu in grado di consegnare l’inno messo in musica da Alessio Olivieri, capomusica del 2°reggimento fanteria, Brigata Savoia. Si scoprono le tombe, si levano i morti, i martiri nostri son tutti risorti… Questo l’incipit pronunciato con vibrante emozione che fece tremare la voce del poeta e battere il cuore di tutti i presenti. Al pianoforte sua moglie, celebre pianista. Mercantini aveva una voce forte e intonata e gli altri gli andarono dietro con entusiasmo. accennando un passo di marcia. La scena è descritta con dovizia di particolari in un brano del libro di Ximenes Garibaldi e i suoi tempi riportato sulla rivista Brixia n. 45 del 13 giugno 1915.

Si era alla vigilia di quel 1859 che con la Seconda Guerra d’Indipendenza avrebbe cambiato il corso della storia, non solo d’Italia ma anche d’Europa e forse del mondo.


Immagine nella pagina:
Goffredo Mameli

Fine.
Precedente 1 | 2 Successiva

Ottobre-Dicembre 2010 (Numero 17)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
Involucro di cioccolatino Gianduiotto

© 2005 - 2026 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento

Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Matteo Ceraolo

🕑