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Il salotto di Nonna SperanzaIda Pfeiffer

Una casalinga viennese in giro per il mondo

di Marinette Pendola

Sembra che in genere siano ben trattati. Però tutti i lavori sporchi e faticosi in casa e fuori sono fatti dai neri.
Molti tuttavia imparano dei mestieri e parecchi eccellono al punto da poter essere paragonati ai più abili europei. Nonostante la loro abilità e intelligenza, molti li considerano appena come una via di mezzo fra la scimmia e l’uomo. In realtà non si fa nulla per sviluppare le loro facoltà intellettuali, anzi li si mantiene scientemente in una sorta d’infanzia, secondo l’uso degli stati dispotici, poiché il risveglio di questo popolo oppresso potrebbe essere terribile. 17_ida03Risveglio che non avvenne, come sappiamo, poiché la Principessa Isabella abolì la schiavitù nel 1888 provocando la forte opposizione dei cosiddetti baroni del caffè, fatto che contribuì ad accelerare la fine della dinastia.

Il 2 ottobre 1846, Ida lascia Rio con l’intenzione di inoltrarsi verso l’interno per incontrare degli indios. L’11 ottobre, con la sola compagnia di una nera e di un indio Puri e dopo un difficile percorso attraverso la foresta, riesce a raggiungere un piccolo villaggio di cinque capanne. Contrariamente alle descrizioni degli indios fatte dai viaggiatori sin dal XVI secolo relative all’aspetto fisico estremamente piacevole, Ida trova gli indios ancora più brutti dei neri, dediti al fumo e all’acquavite, vestiti di pochi stracci legati intorno ai fianchi.
Benché convertiti al cattolicesimo continuano a vivere da pagani secondo i propri ancestrali costumi.

Una colonizzazione, diremmo oggi, in gran parte riuscita, di cui Ida coglie inconsapevolmente i risvolti drammatici. Estremamente accoglienti, gli indios Puri offrono alla viaggiatrice una capanna e una cena a base di scimmia e pappagalli arrostiti. Dopo cena e dopo aver assistito a una esibizione di danze di pace, Ida si sdraia finalmente sulla terra battuta usando un pezzo di legno a mo’ di cuscino. La notte in un luogo così isolato e aperto non è rassicurante. Tremavo – scrive – pensando alla quantità di bestie feroci, ai terribili serpenti che potevano essere intorno a noi. A lungo la paura mi tenne sveglia, e spesso credetti di sentire un fruscio fra le foglie. Ma infine il corpo esausto reclamò i suoi diritti; appoggiai la testa sul pezzo di legno e mi consolai pensando che il pericolo non era così grande se i selvaggi vivono in capanne aperte senza prendere la minima precauzione.


Immagine nella pagina:
Ida Pfeiffer in abiti da viaggio
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Ottobre-Dicembre 2010 (Numero 17)

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