Nata a Vienna nel 1845 in una famiglia di musicisti (il padre violinista e una sorella maggiore nota suonatrice di cetra) Maria Waldmann entrò a 15 anni al Conservatorio di Musica dell’Imperial Regia Società degli Amici della Musica ove studiò con successo per quattro anni; a soli diciassette anni fu nominata membro dell’Opera di Corte per la rara voce di contralto e per la cura meticolosa nella preparazione musicale.
Nello stesso teatro imperiale fece parte più tardi, con la Stolz, Masini e Medini, del famoso quartetto vocale dell’Opera di Vienna.
Poi, al fine di perfezionarsi per affrontare sia il repertorio antico (Rossini, Von Weber e Mozart) che quello contemporaneo (Verdi, Meyerbeer e Gounod), l’artista austriaca si trasferì al Conservatorio di Milano sotto la disciplina del celebre maestro Francesco Lamperti, l’ultimo erede della grande scuola italiana di belcanto.

Inizia così una carriera in ascesa dapprima nei teatri imperiali di Mosca e Varsavia e poi in tutti i maggiori teatri d’Italia.
La critica e gli appassionati d’opera riconoscono che l’artista non ha soltanto una voce fresca, robusta, intonata ma anche un sentire profondo e un’attitudine particolare a rappresentare, con verità e sublime espressione, le più ardue e importanti situazioni drammatiche, come la magistrale interpretazione dell’innamorata figlia del faraone
Amneris in
Aida: è l’8 febbraio 1872 alla Scala ed è un trionfo per lei e per Verdi che la volle con sé a Firenze, Parma, Ancona, Perugia e poi a Parigi e infine al Malibran di Venezia.
Non credevo mai che quella tedesca lì sarebbe stata la mia interprete ideale esclamò notoriamente il maestro e il connubio artistico proseguì anche con la
Messa da Requiem, dedicato alla memoria di Alessandro Manzoni: la prima a Milano, alla scadenza di un anno dalla morte del grande genio, fu un avvenimento solenne.
Celebre è rimasta la sua interpretazione nell’
Agnus Dei per la finezza di accento e la ricchezza di sfumature di suono: per mettere in luce le capacità del mezzosoprano tanto considerato Verdi modificò il suo spartito originale aggiungendo un breve assolo sul
Liber scriptus, la cui musica non è tanto una questione di note ma soprattutto di significati reconditi e di suggestioni espressive che solo grandi interpreti possono comunicare.