La serata continua fra l’allegria generale e i danzatori in costume dimostrano di essere perfettamente calati nei personaggi che rappresentano, si muovono con facilità, si divertono, vestiti di lana nonostante la serata torrida. Cala la sera e con il buio non si vede più la fine del serpentone di danzatori che si è ulteriormente ingrossato. Io, pur se invitato, non partecipo, un po’ per non perdere il posto a sedere, poi devo custodire la borsetta della vicina di sedia, ma decido che mi iscriverò al corso di danza, devo solo coinvolgere mia moglie.
E così accade: l’ottobre successivo ci presentiamo alla serata inaugurale e decidiamo di continuare. Subito si presentano le prime difficoltà: trent’anni di quasi inattività fisica, le danze da memorizzare, la nomenclatura da assimilare, le fasi della quadriglia in cui mi sentivo come perso nella nebbia e poi il valzer che mi sembrava di ricordare diverso. Ma decidiamo di insistere. Poi un po’ alla volta le sorprese: il costume in stile ottocento, il Gran Ballo di Natale al circolo ufficiali che decliniamo non sentendoci all’altezza.
Belle le feste informali che aiutano a socializzare con i soci delle altre sedi. Decidiamo di continuare visto che qualche cosa cominciamo faticosamente a combinare. Io ritrovo il passo di valzer precedentemente perduto, la quadriglia non fa più paura grazie anche allo studio a casa. Insomma tutto tranquillo fino alla conferma di una voce che da un po’ di tempo aleggiava: il Gran Ballo dell’Unità d’Italia in piazza Carducci, che si svolge tradizionalmente alla fine di Maggio e che quest’anno ha raggiunto il prestigioso traguardo della decima edizione, insomma un super classico.
La prima reazione è: non ce la possiamo fare. Poi l’incoraggiamento degli istruttori e il tira e molla con i colleghi, ci convincono ad accettare pur con le riserve del caso, specialmente da parte di mia moglie, che, non appena ricevuto in prestito il costume, abbandona gli indugi e sembra trasformarsi in una liceale in procinto di partecipare al ballo delle debuttanti. Da quel momento è un continuo e divertito disquisire di sottogonne, fiorellini, acconciature e spille. Penso: è fatta, abbiamo superato il punto di non ritorno. Poi è venuta l’esperienza dello stage di preparazione del Gran Ballo a Fognano. Inseriti in un meraviglioso ambiente ed una piacevole situazione conviviale, abbiamo imparato in tre ore una quadriglia nuova quando per le altre ci erano voluti tre mesi e così dicasi per le altre danze.
Insomma il gran giorno si avvicina, gli allenamenti si fanno più frequenti fino alla prova generale dove sembra che si sappia tutto, ma non funziona niente. Io mi sento tranquillo, so per esperienze passate che alla fine tutto magicamente si sistema.
Infine eccoci. Le prove sul posto danno l’impressione di spazi ridotti. Le mattonelle di porfido della piazza appaiono insidiose, alcune non sono fissate al suolo, il rischio di inciampare è reale; la grata di ferro davanti al giardino invece è estremamente scivolosa. Per fortuna, l’ennesima prova delle figure, dei passi e delle posizioni portano la mente altrove e non ci si pensa più. Adesso il conto alla rovescia prevede le ultime raccomandazioni e poi la vestizione. Ecco, questa fase, nel suo svolgimento caotico e nella più completa promiscuità, è quello che serve per stemperare le eventuali tensioni.