Il salotto di Nonna SperanzaPiccola storia di un Gran Ballo

di Andrea Trentini

All’interno del Museo del Risorgimento, con le grucce dei costumi da ballo appese alle scansie con gli effetti personali di Carducci, i cavalieri in mutande a confondersi i vestiti civili con le fasce piuttosto che i guanti o i pantaloni, mentre le dame si affrettano al bagno. Le dame a loro volta in fila di spalle per allacciarsi vicendevolmente i corpetti e ancora i cavalieri in fila per farsi fare il nodo allo jabot.

Chi è pronto abbandona la bolgia e si trasferisce in giardino che gradatamente si popola di figure meravigliose. L’effetto è incredibile: le persone viste solitamente in abiti civili o da allenamento, ora in costume sono quasi irriconoscibili. La sontuosità dell’abito porta ad atteggiamenti più aggraziati, l’ambiente condiziona. Io stesso che nella vita quotidiana mal sopporto la cravatta, infilato in un frac accetto la costrizione di buon grado. La particolare condizione ambientale provoca uno strano effetto: la maestosa recinzione che divide il giardino del museo con i figuranti e la piazza con i passanti che sbirciano incuriositi, sembra simboleggiare i centocinquant’anni che dividono le due situazioni, una sorta di macchina del tempo che per qualche momento lascia intravedere due epoche lontane fra loro.



Ebbene siamo tutti pronti, la sera è calata come un sipario, i vialetti erbosi che portano al monumento Carducci, straordinario proscenio, sono gremiti di danzatori che aspettano il segnale convenuto e che puntualmente arriva. L’effetto anche visto dall’interno è straordinario; le coppie, che gradatamente compaiono nel giardino del monumento per poi raggiungere lo spazio antistante, sembrano fantasmi che prendono forma sotto l’effetto dei riflettori sapientemente posizionati e che per qualche tempo si prendono la rivincita su secoli di oblio.

E così tutto accade: le danze si susseguono nell’ordine prestabilito, gli errori accadono ma il pubblico non se ne accorge, gli spettatori che sono molti più del previsto dimostrano di gradire. Io mi trovo a mio agio, ho messo una barriera mentale fra me e il pubblico, non cerco gli amici ed i parenti che so esserci e mi concentro sulle danze. E’ perfino piacevole. Mia moglie sorride divertita ed orgogliosa di stare facendo una cosa importante. Mi pare di ravvisare in quel sorriso quello che sfoggiava il giorno in cui si rese conto di avermi accalappiato. Sono contento anch’io. Il ballo volge al termine, il pubblico ringrazia, le nonne in particolare hanno l’espressione di avere gradito molto. Fa piacere. Gradatamente torniamo all’interno del giardino, come se la libera uscita dalle profondità del tempo fosse finita. Quello che segue è il lento ma frettoloso rientro alla realtà. Lentamente si attenua lo stato di inevitabile tensione, si ricevono gli ultimi apprezzamenti. E’ stato bello, in gamba per il prossimo anno.
Un ringraziamento sincero a tutti, compagni, istruttori e soprattutto organizzatori.

Fine.
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Ottobre-Dicembre 2006 (Numero 5)

Circolo Artistico Bologna. Ritratti degli artisti più noti

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