Nel 1820, Teresa ottenne dal Papa l’annullamento del matrimonio. Teresa era figlia e sorella di patrioti e Byron provò passione per la causa d’indipendenza italiana e assicurò la sua adesione ai moti della libertà affiliandosi alla setta segreta detta
Cacciatori americani. La casa di Byron divenne rifugio di ricercati e perseguitati politici, deposito di baionette, fucili. La polizia lo teneva sotto sorveglianza ma Byron come membro della Camera dei Lord godeva della protezione britannica. Falliti i moti del 1821 ebbero inizio le repressioni poliziesche, il governo pontificio procedette alla confisca dei beni del padre di Teresa. I Gamba, padre e figli dovettero lasciare Ravenna per non essere arrestati. Teresa andò con la famiglia a Pisa e Byron la seguì. Il fratello di Teresa, Pietro, decise di partire per la Grecia che si era ribellata ai turchi per ottenere la libertà. Anche Byron decise di partire per combattere a fianco del popolo greco e il 19 aprile 1824 morì in Grecia. Gli anni successivi per Teresa furono dolorosi, ella viaggiò per Italia ed Europa senza pace. Ebbe molte proposte di matrimonio che rifiutò, in lei era sempre vivo il desiderio di rivedere i posti dove aveva vissuto accanto a Byron. Solo per brevi periodi si fermava nella villa presso Firenze o in quella di Filetto nel ravennate. Il 15 dicembre 1847 sposò in Francia il marchese di Boissy. Dopo la morte del marito scrisse un libro, una biografia di Byron pubblicata poco prima che morisse. Morì a Firenze il 25 marzo 1873 a 74 anni. Da qualcuno fu chiamata
la Beatrice di Byron.
Immagine nella pagina: Contessa Teresa Guiccioli