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Scienze e TecnologiaFiammiferi

di Samuele Graziani

Una versione primitiva di fiammifero risale invece al 1805, ad opera di K. Chancel, assistente del professor L.J. Thénard di Parigi. Si trattava di bastoncini di legno con una capocchia formata da una miscela di clorato di potassio, zolfo, zucchero e gomma arabica. Venivano accesi intingendoli in una bottiglietta d’amianto contenente acido solforico. I problemi erano due, erano molto, troppo costosi, e molto, troppo pericolosi data la presenza di acido solforico.

Ed eccoci finalmente arrivati al 1827, l’anno del primo fiammifero moderno.

Il 29 maggio 1781 nacque a Stockton, in Inghilterra, John Walker. Figlio di un mercante di vini e liquori aveva tre fratelli e due sorelle. Ricevette una buona istruzione, fece la scuola secondaria a Stockton, proseguì gli studi a Londra, poi a York e Durham dove si specializzò nelle droghe; a fine studi ritornò a Stockton dove divenne l’assistente di un chirurgo. A 28 anni aprì una farmacia e drogheria nella stessa Stockton. I suoi interessi erano vasti e spaziavano in vari campi, aveva una buona reputazione locale come botanico, mineralogista e chimico ed era conosciuto anche per il suo modo di vestirsi: alto cappello di castoro, cravatta bianca, calze grigie, squallidi pantaloni al ginocchio e cappotto marrone con le code. Non si sposò mai, visse con la madre la sorella e il nipote.

Nel 1826 l’invenzione, nata da una scoperta casuale. Walker era impegnato nei suoi esperimenti chimici, e stava lavorando un composto aiutandosi con un bastoncino di legno. Il composto addensò diventando una pasta che si attaccò all’estremità del bastoncino, lui per pulire il bastoncino lo sfregò per terra… e questo prese fuoco. Alla fortuna dell’avvenimento accidentale, si aggiunse l’intelligenza della persona colta e padrona della chimica, che capì cosa era successo, riuscì a replicarlo, e intuì che poteva essere usata per trarne beneficio. Aveva inventato i fiammiferi. Il 7 aprile 1827 li mise in vendita nel suo negozio a uno scellino ogni cento pezzi, con possibilità di acquistare un barattolo di latta per contenerli a due scellini.

In due anni vendette 23.000 fiammiferi, aiutato nella produzione dei pezzettini di legno da alcuni anziani che vivevano nelle vicinanze, realizzando da solo tutte le capocchie. Capocchie formate da solfuro di antimonio, clorato di potassio, amido e gomma arabica. Per essere accesi dovevano essere sfregati su una superficie ruvida tipo carta vetrata, per questo motivo sono conosciuti come fiammiferi a sfregamento, in inglese friction matches.

L’eco dei fiammiferi di Walker giunse in alto, arrivò al professor M. Faraday, luminare nel campo dell’elettromagnetismo, che andò da Walker per incoraggiarlo a brevettare la sua invenzione. Walker non la brevettò, non volle, spiegando che più che un inventore era un farmacista. Nel 1829 Faraday fece una recensione dell’invenzione di Walker sul Giornale dell’Istituto Reale di Chimica.

Samuel Jones, imprenditore londinese, lesse la cosa, ne capì il potenziale economico e iniziò a produrre copie dei fiammiferi di Walker mettendoli sul mercato e brevettandoli con il nome Lucifers. Delle copie perché Walker non divulgò mai l’esatta composizione dei propri fiammiferi. La cosa diede molto fastidio a Walker che nel giro di un paio d’anni smise lui stesso di vendere i propri fiammiferi.

I Luciferi avevano due grossi problemi: producevano un cattivissimo e fortissimo odore, ed erano poco sicuri come accensione. Facilmente le capocchie si staccavano senza infiammarsi, oppure si infiammavano troppo violentemente lanciando scintille e lapilli a considerevole distanza bruciando quello che incontravano… in parecchi casi gli ampi vestiti delle dame che erano nelle vicinanze di un maldestro fumatore. La loro pericolosità fece sì che furono vietati per legge in Francia e Germania.

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Gennaio-Marzo 2006 (Numero 3)

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