Login

Iscriviti a Jourdeló

Scienze e TecnologiaFiammiferi

di Samuele Graziani

Come ogni buona invenzione gli sviluppi non si fecero attendere e portarono benefici, anche se prima di arrivare alla versione definitiva ci volle ancora quasi un secolo.

Il primo passo avanti lo fece il chimico francese Charles Sauria utilizzando fosforo bianco così da eliminare il cattivo odore e rendere il processo di accensione più stabile. La praticità dei fiammiferi e l’eliminazione dei problemi principali della prima versione ne fece esplodere la richiesta, tanto che la produzione divenne a livello industriale e si sparse in tutto il mondo, tra i primi paesi produttori figura anche l’Italia con Napoli e Torino. La contropartita dell’uso del fosforo bianco fu molto pesante, letteralmente pesante in termini di vite, perché il fosforo bianco aveva, e ha, il piccolo inconveniente di essere tossico. Ingerito nella giusta quantità è mortale… e la giusta quantità era contenuta in una scatola di fiammiferi. Famosi e non così rari sono i casi di suicidio o omicidio attraverso ingestione di capocchie di fiammiferi. Ma a parte questi usi criminali, il vero problema era per chi lavorava alla loro produzione. Nell’oltre mezzo secolo di uso del fosforo bianco si parla di svariate decine di migliaia di morti causate da intossicazione nelle fabbriche di produzione dei fiammiferi, e di tantissimi casi di malformazioni ossee sui neonati figli delle operaie nelle suddette fabbriche. La pericolosità del fosforo bianco fu presto nota, fu presto combattuta, osteggiata.

Nei primi anni del Novecento, grazie al sequisolfuro di fosforo, l’uso del fosforo bianco fu definitivamente bandito da accordi internazionali, ma si dovette aspettare fino ad oltre la prima guerra mondiale affinché le normative venissero recepite da tutti i produttori di fiammiferi. In attesa dell’invenzione del sequisolfuro di fosforo il sostituto naturale del fosforo bianco fu il fosforo rosso, che a differenza del primo è innocuo, ma molto più costoso da produrre.

Nel 1844, il professore della Reale Accademia Svedese delle Scienze, Gustaf Erick Pasch, inventò e brevettò i primi fiammiferi di sicurezza, in inglese safety matches. La differenza tra un fiammifero normale ed uno di sicurezza è che il primo lo si può accendere sfregandolo ovunque, il secondo si accende solo se sfregato su di una superficie appositamente preparata. Pasch divise gli ingredienti che componevano la miscela combustibile lasciando solfato di antimonio e clorato di potassio sulla capocchia, mettendo vetro polverizzato e fosforo rosso sulla superficie di accensione. Il fosforo rosso tramite attrito si trasformava in fosforo bianco e questo accendeva la capocchia del fiammifero. La sicurezza era quindi duplice, sia per l’assenza di fosforo bianco, sia per la possibilità di avviare la combustione solo in un preciso punto e non su una qualsiasi superficie. Circa dieci anni dopo, nel 1855, un altro svedese, Johan Edvard Lundstrom, perfezionò il prodotto di Pasch, lo presentò all’Esposizione Universale di Parigi, e grazie a questi due personaggi nacque la fama dei fiammiferi svedesi. Fama reale, data dalla qualità dei prodotti, copiati e plagiati per decenni in tutto il mondo, Cina e Giappone sopra tutti.

I fiammiferi svedesi, o di sicurezza che dir si voglia, sono ad oggi gli unici ad avere il fosforo rosso sulla striscia d’accensione e non sulla capocchia.

Fino alla fine del secolo non ci furono grandi novità nella vita del fiammifero, nel 1892 Joshua Pusey ebbe la brillante idea di inventare la scatolina porta fiammiferi, ma al contempo la pessima idea di collocare le strisce di accensione internamente, così che alla prima accensione era facile che prendessero fuoco tutti e 50 i fiammiferi! L’idea fu subito perfezionata dalla Diamond Match Company che ne acquisì il brevetto e posizionò le strisce di accensione esternamente. La stessa Diamond nel 1910 mise in commercio il fiammifero igienico, quello cioè contenente il sequisolfuro di fosforo, atossico, praticamente identico a quello che utilizziamo oggi.

Il nostro amato Ottocento ha anche questo nuovo protagonista, il fiammifero. L’ha visto nascere, crescere, perfezionarsi, diventare di uso quotidiano, fino al lavoro della Diamond, grazie alle cui scatoline è diventato il più potente mezzo di comunicazione pubblicitaria per raggiungere qualsiasi abitante della terra, almeno fino all’avvento della televisione, del butano, degli accendini elettrici.

Fine.
Precedente 1 | 2 | 3 Successiva

Gennaio-Marzo 2006 (Numero 3)

© 2005 - 2020 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento
Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Daniela Bottoni