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Il salotto di Nonna SperanzaIl galateo nella vita quotidiana e nelle cerimonie civili e religiose

di Marinette Pendola

Il galateo nella vita quotidiana e nelle cerimonie civili e religiose


Gli abiti
. E’ inutile dire che l’abito da ballo è la più importante toilette che si faccia al mondo. Un tempo, una donna fragile di petto, che non poteva portare scollature senza tossire immediatamente, non avrebbe osato presentarsi a un ballo. Oggi ce ne sono, fra le più belle e mondane, che non hanno mai scoperto le spalle. La moda ha inventato per loro dei corpetti piuttosto scollati in cui fiori e pizzo incorniciano armoniosamente il collo seminudo. Così adornate e con le braccia nude fino alle spalle, gareggiano in eleganza con le dame completamente scollate e ci si domanda se queste spalle velate di fiori non siano una civetteria in più. Le fanciulle non indossano più nei balli quegli abiti leggeri di un perfetto candore decantati dai poeti dell’opera comica. Indossano abiti quasi simili a quelli delle giovani signore. Stesse stoffe ricche, stessa profusione di fiori; meno gioielli, perché ne possiedono meno.

L’etichetta impone agli uomini guanti bianchi o color paglierino soltanto, i soli che non scolorano sui corpetti delle dame. I guanti rosa o leggermente azzurrini, abbinati agli abiti, sono appena tollerati per le signore. La sfumatura paglierina è la più adatta. I guanti bianchi, per la difficoltà di mantenere il loro aspetto candido fino alla fine, formano un contrasto sgradevole con la luminosità madreperlacea della pelle.

Le nostre nonne arrivavano al ballo con un arsenale completo: bouquet, fazzoletto ricamato ornato di pizzi e merletti, carnet, ventaglio, flaconcino con i sali, persino borsa con i giochi. Siccome i vapori e gli svenimenti sono fuori moda, non sapremmo che fare di un flaconcino. Pensiamo anche che il bouquet dia un po’ l’aria di una cantante di caffè concerto. Poche dame hanno la memoria così labile da rendere il carnet indispensabile. Infine la borsa, trasformata in portamonete, si nasconde in fondo ad una tasca. Rimangono dunque il ventaglio, poi il fazzoletto che, diventato più semplice, si dissimula a metà nella mano che porta il ventaglio.


I padroni di casa
. La padrona di casa sta nel primo salone, in abito da ballo piuttosto semplice affinché nessuna donna debba temere sgradevoli confronti.

Suo marito, circondato dai fratelli, cognati, figli o nipoti, a seconda dell’età, si pone accanto alla porta d’ingresso, per offrire il braccio alle dame che arrivano. Le accompagna fino alla moglie e, dopo un breve scambio di convenevoli, le guida verso il posto che è stato loro assegnato. Dopo di che torna al proprio posto accanto alla porta d’ingresso.

Quando le danze sono abbastanza animate e i saloni sufficientemente pieni, la padrona di casa può abbandonare il posto che occupava. Ma non fa che cambiare impegno. Passando da un salone all’altro fra gli invitati dirà a tutti qualche parola gradevole. Eterno problema da risolvere, quello di fare danzare giovanotti che non vogliono e far divertire gente annoiata oltre che noiosa.

Alcune fanciulle che non danzano si vendicano di quelle che danzano troppo con crudeli linguacce: che un padre o un fratello le veda e un disastro potrebbe venirne fuori. Alcune, disinvolte e chiassose, parlano di corse e cavalli come sportivi incalliti e incantano con la loro audacia un buon numero di giovani. Altre, troppo modeste o troppo fiere, si fanno dimenticare per delle rivali che non valgono nulla. In società, il successo è sempre frutto del galateo.

Le giovani signore non sono da meno delle fanciulle. Là, alcune si lanciano parole pungenti, che rischiano di degenerare in una guerra se non s’interviene. Il campo delle vedove non è meno bellicoso. Si spezzano alcune lance più o meno cortesi, poi ci si unisce momentaneamente contro il nemico comune, cioè chiunque sia giovane e bella. Sta alla padrona di casa far dappertutto opera di pacificazione e conciliazione.

Il padrone di casa condivide con la moglie gli stessi obblighi. In più deve far danzare almeno una volta le ospiti – soprattutto coloro che non sono mai invitate. Infine accompagna al buffet quelle rimaste isolate.

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Gennaio-Marzo 2006 (Numero 3)

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