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Il salotto di Nonna SperanzaIl galateo nella vita quotidiana e nelle cerimonie civili e religiose

di Marinette Pendola

Parlarsi mentre si danza un valzer o una polka è sconveniente oltre che scomodo. Ogni signora ben educata deve astenersene. Deve evitare inoltre di assumere un atteggiamento di abbandono sulla spalla del cavaliere. Ha un cavaliere di modi poco discreti? Cerca di reprimere questo eccesso di confidenza, adducendo a pretesto che si trova a disagio, o che il suo vestito si sgualcisce. Poi, se ciò non bastasse, si lamenta di un malessere o di un capogiro e si fa riaccompagnare al posto.

Un uomo è tenuto ad invitare dapprima le donne della propria famiglia, poi quelle che lo ricevono alle loro feste, le parenti dei suoi superiori e infine le dame che gli vengono indicate dai padroni di casa. Dopo di che, è libero di invitare chi preferisce - se non gradisce riposarsi. Se capita che una dama rifiuti di danzare, sarebbe disdicevole invitare immediatamente la vicina. Una breve assenza è sufficiente a salvare le apparenze. (…)

Quando si vuole riprendere fiato, ci si ferma dove si trova un po’ di spazio senza disturbare nessuno. Aspettare di giungere fino al posto della dama sarebbe come insinuare che se ne ha abbastanza di lei. D’altronde, molto spesso, gli uomini vanno a sedersi nei posti vuoti, per riposarsi o per chiacchierare con le dame che non danzano. Sarebbe come volerli cacciare via poiché il galateo impone loro di lasciare il posto appena vedono tornare i ballerini. Poiché solo le dame hanno un posto a sedere, è piuttosto ben accetto che un uomo si sieda un istante sulla sedia lasciata libera da una danzatrice. Si deve tuttavia alzare sulle ultime note dell’orchestra, anche se non si presentasse nessuno a reclamare il posto.

Un tempo il cavaliere, dopo aver accompagnato la dama al posto, la ringraziava dell’onore fattogli e s’informava dei suoi desideri. Oggi si fa un inchino reciproco, spesso senza proferir parola. (…)


Tratto da: Mlle E. Dufaux de la Jonchére, Le savoir-vivre dans la vie ordinaire et dans les cérémonies civiles et religieuses, Parigi, ed. Granier, s.d. (ma 1883) Traduzione: Marinette Pendola.

Fine.
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Gennaio-Marzo 2006 (Numero 3)

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