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Anita, un destino fatto di coraggio

di Alessia Branchi

Liberamente tratto da L. Ginzburg, Anita. Storia di Anita Garibaldi

Il fascino di una donna capace di vivere il dilemma tra l’essere madre e l’affermazione di sé combattente, una donna in anticipo sul suo tempo, una donna con una straordinaria capacità di amare, queste le motivazioni che mi hanno spinta a conoscere meglio Anita e attraverso i suoi racconti e le sue parole a tratteggiare Giuseppe Garibaldi.
Non è certamente semplice ricordare Garibaldi senza cadere in argomenti già trattati e rivisitati. Il suo mito è ormai talmente noto che di lui conosciamo ogni momento della sua vita. Tuttavia, nell’anno in cui in tutta Italia si celebra il bicentenario della sua nascita, la nostra Associazione non poteva rimanere sorda a questo evento.
Ma come poter realizzare un Ballo Ottocentesco dove il tema principale potesse essere Giuseppe Garibaldi? Come poter legare l’Eroe della Storia dell’Unità italiana ad un Ballo dell’Ottocento, quando Garibaldi e la Danza non hanno avuto niente in comune?
La soluzione scelta non è certamente di carattere storico, la nostra Associazione si occupa di Danza di Società di tradizione Ottocentesca e non si propone di realizzare eventi di Storia italiana. Il nostro evento intende tuttavia essere una manifestazione di sensibilizzazione in cui la Storia d’Italia e la Cultura di Danza si incontrano per non dimenticare il grande Mito. E questo incontro lo esprimiamo attraverso la Danza.
Visto che la direzione artistica dell’evento è di una donna, ho pensato di dare vita all’Eroe dei Due Mondi attraverso la voce, le parole e gli occhi di una donna, Anita. Forse perché mi sono sentita più vicina alla sensibilità femminile, forse perché incuriosita dal fatto di conoscere la compagna di vita e di ideali di Garibaldi, forse per dare un taglio più intimo e meno leggendario all’evento.


Garibaldi, o come lo chiama Anita, Giuseppe è un rivoltoso e sempre in fuga, ma è prima di tutto un uomo, un marito e un padre.
Fin dal primo incontro Anita ha la percezione di un grande peso che gli gravava sulle spalle, la responsabilità del comando e contro quel peso Anita ha sempre combattuto, con tenacia. Il suo senso del dovere e l’obbedienza incondizionata a ciò che doveva fare sono stati vissuti da lei come impedimento al loro amore. Eppure è stata proprio quell’impressione di estrema serietà a farle sentire che aveva davanti un uomo diverso da tutti gli altri. Uno capace di accoglierla e di contenerla, lei e la sua smania di vivere.


Immagine nella pagina:
Anita Garibaldi, Museo civico del Risorgimento, Bologna

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