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L'ultima battaglia

Garibaldi a Digione: 21-23 gennaio 1871

di Andrea Olmo

La Francia è la Nazione più cinica d’Europa. Incredula, protegge il Papa, predicatrice di libertà, vota per il 2 dicembre. Si vanta unica fra le nazioni a combattere per un’idea, ed esige danaro e terre non sue… La Francia è la Nazione più ipocrita del mondo. Si disse avversa alla guerra alla Germania e l’applaudì quando la guerra gli fu dichiarata. Invase il Messico, dimenticò la santa Polonia, trucidò, muovendo Repubblica contro Repubblica, la Roma degli italiani e del popolo. La Francia oggi espii le sue colpe! 07_digione01
Così scriveva Giuseppe Mazzini nel 1870 all’indomani del crollo militare francese di Sedan, la terribile decisiva battaglia della guerra Franco-Prussiana, in cui il Maresciallo Helmut von Moltke sbaragliò l’esercito francese riuscendo persino a catturare l’Imperatore Napoleone III che fu costretto, pochi giorni dopo, ad abdicare.
La neonata Terza Repubblica decise di continuare la lotta contro les Boches (nomignolo spregiativo utilizzato dai francesi per indicare i tedeschi), lanciando un appello all’Europa perché sostenesse la Francia nell’impari lotta. Sembrò però che l’intero mondo condividesse il pensiero di Mazzini, perché nessuno si mosse per aiutare i francesi.
O meglio, nessuno, tranne un solo uomo: da Caprera, l’ormai sessantatreenne Giuseppe Garibaldi, inviò al Governo provvisorio della Repubblica Francese un sintetico ma eloquente telegramma: Vi offro quel che resta di me.
Il vecchio, stanco Eroe dei Due Mondi, fino a pochi giorni prima schierato a favore dei prussiani, a causa della sua antica inimicizia per Napoleone III non esitò, nel nome dei suoi ideali repubblicani, a correre in aiuto della Francia minacciata.
E così Garibaldi lasciò ancora una volta la tranquilla Caprera, la sua famiglia, i suoi cavalli, Marsala e Calatafimi, i suoi asini, da lui eloquentemente battezzati Francesco Giuseppe, Pio IX e Luigi Napoleone e, eludendo la sorveglianza della marina italiana, sbarcò a Marsiglia il 7 ottobre 1870, accolto festosamente dalla popolazione.
Diversa, perlopiù imbarazzata, o addirittura ostile, fu invece l’accoglienza da parte dei politici e degli alti comandi francesi. Il 9 ottobre, a Tours, Léon Gambetta, Ministro dell’Interno del Governo Provvisorio francese, offrì al Nizzardo il comando di un piccolo gruppo di 300 volontari.

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