A tarda sera Garibaldi con circa 250 uomini entra in Cesenatico, dove non incontra resistenza. Vengono fatti prigionieri, senza colpo ferire, le guardie croate, il vice brigadiere pontificio Sereni e un paio di gendarmi papalini di stanza nel paese, tutti colti di sorpresa o nel sonno.
Garibaldi dà ordine alle autorità cittadine affinché gli vengano consegnate le imbarcazioni necessarie a salpare per Venezia. E qui entrano in scena i nostri sconosciuti personaggi. Il giorno prima alcuni pescherecci provenienti da Chioggia erano riparati nel porto di Cesenatico a causa del mare in burrasca. La piccola flotta era composta da una tartana, grosso peschereccio condotto da Felice Voltolina detto “Biasetto” e da dodici imbarcazioni più piccole, i bragozzi, tra i cui conducenti vi erano Tommaso Battagin, detto “Il Peloso”, Andrea Lanza, detto “Schiavo”, Giuseppe Ballarin, detto “Siolo”, Fedrico Penso, detto “Briciolo”, un altro Felice Voltolina, detto “Valzera”, Angelo Pagan, Francesco Pagan, detto “Brulla”, Gaetano Forte, Sante Ravagnan.
La storia non ci aiuta, ma appare quantomeno curioso il fatto che, in un paese di pescatori come Cesenatico, vennero consegnate a Garibaldi proprio le tredici imbarcazioni dei pescatori chioggiotti… i quali, è lecito supporre, pur di non abbandonare i loro beni più preziosi, si imbarcarono con i garibaldini, sebbene senza troppo entusiasmo. Che i nostri oscuri personaggi non smaniassero per unirsi alla spedizione garibaldina lo si intuisce dal diario dello stesso Garibaldi, che scrive: Infine fui obbligato di tornare a bordo ai bragozzi, cercare altre alzane, altri ferri, con gente sonnolenta e di mala voglia che si doveva spingere a piattonate (colpi dati con il piatto della lama della spada, n.d.r.), per farla movere, ed ottenerne il necessario.
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Tartana