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Io e Garibaldi

di Andrea Trentini

Una specie di premonizione c’era stata l’anno scorso quando, scendendo le scale del Museo del Risorgimento con in dosso il costume per il Gran Ballo, mi imbattei nel ritratto di Giuseppe Garibaldi. Per stemperare la tensione che andava montando cercai anche la battuta del genere: Guarda, uno specchio! A fianco c’era anche il ritratto di Giuseppe Mazzini, e dato che noi barbuti ci somigliamo un po’ tutti, l’attenzione si spostò momentaneamente su di lui per poi essere definitivamente rapita dai personaggi che mi circondavano e che, fasciati anch’essi nei costumi ottocenteschi, faticavo a riconoscere come i consueti compagni del corso di danza.

Ed ecco che si avvicina la stagione del nuovo Gran Ballo. Da un po’ di tempo circolava la notizia che sarebbe stato dedicato a Garibaldi, personaggio che, sia per la ricorrenza in atto che per l’attinenza all’Unità d’Italia, calzava a pennello.

Una sera, durante una normale lezione di danza, Alessia, che in quell’occasione fungeva da aiuto istruttore, con fare circospetto mi chiede se avrebbe potuto contare sulla mia disponibilità. Si trattava, al momento in via del tutto ufficiosa, di prestarmi a ricoprire il ruolo di Garibaldi nell’ambito del Gran Ballo. Si trattava solo di farsi vedere, senza recitare né tanto meno danzare in quel ruolo. Avrei accettato? Figuriamoci se non avrei accettato. Se non era per farmi vedere, per che cosa mi sottoponevo a tutte quelle ore di lezione che se pur piacevoli richiedono impegno, attenzione, costanza e non ultima una discreta fatica? Se non era per farmi vedere, per che cosa mi ero fatto confezionare un costume adeguato con tutte le ricercatezze che il ruolo richiede, e la ricerca dell’accessorio in stile, per non parlare del costume scozzese? E poi me lo aveva chiesto il capo, e al capo io obbedisco.

Le settimane passano, le danze si impostano, nessuno me ne parla più, tanto che comincio a pensare che di Garibaldi non se ne sarebbe fatto più niente e che tutto sommato andava bene così, quando a Fognano, la sera della presentazione del Ballo, Alessia fra le tante cose annuncia la mia fugace apparizione nel ruolo di Garibaldi ...gli ho chiesto se potevo... lui ha detto che potevo... Il boato di approvazione dell’assemblea con annesso applauso aveva sancito l’approvazione dei presenti e la conferma che il capo non sbaglia mai. Da quel momento, al posto di una vera e propria preparazione al ruolo che mi aspettava, si è scatenata una ininterrotta quanto piacevole presa in giro da parte dei colleghi ai quali giustamente ci tenevo a rispondere a tono. La paventata presenza in pista di una misteriosa Anita aiutava a dare ai lazzi un tono dai risvolti piccanti. Io, per quello che potevo, ce la mettevo tutta per immaginare e studiare la scena.


Immagine nella pagina:
Monumento a Giosuè Carducci, Piazza Carducci, Bologna, Foto Gino Rosa

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Ottobre-Dicembre 2007 (Numero 8)

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