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Carlo Brighi, lo Strauss di Romagna

di Augusto Battaglini

Maestro Zaclèn (Miniatura 219x273 px)Questa è la storia di un talentuoso musicista italiano dell’Ottocento. Un geniaccio che, per proprie scelte di vita e per imponderabili capricci del destino, è rimasto pressoché sconosciuto. Carlo Brighi ancor oggi viene ricordato in Romagna, ma al di fuori dei confini di quella parte di regione non si sa praticamente chi sia. Nonostante egli abbia composto più di 1.200 pezzi (molti dei quali andati purtroppo perduti), nel famoso catalogo musicale Bielefelder Klassik, che elenca con puntigliosità teutonica le produzioni musicali a livello mondiale relative ad oltre 10.400 compositori classici, il suo nome non compare. E il motivo c’è: l’unica registrazione di musiche di Brighi risale al 1953, su disco in vinile a 72 giri.

Ma il tempo sta iniziando a rendere giustizia al Maestro.

Un articolo comparso lo scorso anno su un noto quotidiano, riportava infatti la presentazione di un CD con musiche di Carlo Brighi. Un gruppo di musicisti aveva riscoperto e studiato gli spartiti del Maestro, presenti nel Fondo Brighi delle Raccolte Piancastelli presso la Biblioteca Comunale di Forlì. Il Fondo, donato dalla figlia di Brighi, Angelina, consta di 21 raccolte di composizioni musicali per complessivi 831 manoscritti. Vi sono 465 Valzer, 194 Polke, 141 Mazurke, 19 Manfrine, 10 Galop, un Salterello, una Quadriglia.

Quelle composizioni avevano suscitato in loro tanto entusiasmo, che i musicisti avevano deciso di creare un’orchestra dedicata al Maestro, la Piccola Orchestra Zaclèn, dal soprannome con cui egli era conosciuto (in dialetto romagnolo zaclèn significa anatroccolo e pare che detto soprannome derivasse dalla passione di Brighi per la caccia all’anatra).

Della vita di Carlo Brighi non si sa granché. Nato il 14 ottobre 1853 da famiglia contadina a Fiumicino, località di Savignano sul Rubicone, dimostrò ben presto un notevole talento musicale. Dopo gli studi di violino con il maestro Antonio Righi, presso la scuola di musica di Cesena (ma Brighi non risulta nei registri degli allievi della scuola ed è perciò presumibile che prendesse solo lezioni), entrò a far parte, giovanissimo, di importanti orchestre. Poetico ed appassionato il ritratto del Maestro descritto da Dario Mazzotti nell’articolo Gente di RomagnaCarlo Brighi (E’ Zaclèin) Nel primo centenario della sua Nascita pubblicato ne Il pensiero Romagnolo. Settimanale Repubblicano in data 2 gennaio 1954. E fu scritturato nei complessi orchestrali dei maestri Zuelli, Toscanini e Bolzoni, nei quali suonò da par suo nelle grandi metropoli. Ma si trovava a disagio nell’eseguire musica di altri compositori, lui che aveva la vena facile, e volle formare la propria orchestra colla quale eseguire la musica da ballo da lui composta per la tipica danza popolare. Maestro nello strappo, nell’arpeggio, nelle fughe piacevoli, nell’orditura, compose i primi ballabili scritti di notte, zufolati nel buio della stanza, in cui è espressa l’anima inconfondibile della sua terra. Nell’orchestra, impersonata e da lui diretta, facevano parte il figlio Emilio (violino), Lugaresi di Villalta (clarino), col figlio che suonava il contrabbasso, Bugli Francesco di Savignano (chitarrista). Ai primi valzer fecero seguito polke, mazurke, galops pieni di melodie, di grazia, di sentimento, di passione, zeppi di motivi orecchiabili che avevano l’impronta e il segreto della popolarità. Musica fluida dalle pennellate sicure, di espressiva evidenza, calda, spontanea. E per circa cinquant’anni Zaclèin, con la sua orchestra errò trionfalmente per la Romagna suonando la musica da Ballo, nel suo salone di legno che innalzava a sera sulle aie, sui campi, nei paesi (inizialmente denominato E’ Festival, in seguito Capannone Brighi). E alle prime luci dell’alba faceva smontare il salone entro il quale la gente ballava tutta la notte senza stancarsi. I ballerini pagavano un soldo ogni due balli, poi tiravano la corda ed il baraccone si sfollava per riempirsi tra urtoni e gomitate sino al mattino. Così in Romagna alle grandi passioni tradizionali si aggiunse quella di Zaclèin. I romagnoli col fiore all’occhiello percorrevano decine di chilometri per recarsi a ballare, o per sentire suonare Zaclèin, che ritto sul podio suonava ballabili sempre di nuova creazione alla gioventù in delirio.


Immagine nella pagina:
Fotografia del Maestro Zaclèn

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Ottobre-Dicembre 2009 (Numero 14)

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Carlo Brighi, Spartito di Manfrina del 1893
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