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Sotto-sotto

di Andrea Trentini

Il 7 luglio 1881, sul primo numero del periodico per l’infanzia Giornale per i bambini, usciva la prima puntata de Le avventure di Pinocchio, con il titolo Storia di un burattino. Il libro con l’intera vicenda sarebbe uscito nel 1883 nell’edizione di Felice Paggi Libraio-Editore di Firenze al prezzo di Lire 2,50. L’autore era Carlo Collodi, all’anagrafe Carlo Lorenzini. Era nato a Firenze nel novembre del 1826 e aveva assunto come pseudonimo il nome del paese di origine della madre. Dal 1837 al 1842 era stato in seminario per diventare prete, fino al 1844 aveva seguito lezioni di retorica e filosofia e nel 1845 aveva ottenuto una dispensa ecclesiastica che gli permise di leggere l’Indice dei libri proibiti. Non diventò prete e si affermò come scrittore e giornalista.

Pinocchio (Miniatura 219x336 px)La favola di Pinocchio avrebbe ottenuto così tanta fama da farla entrare nella storia della letteratura per ragazzi. Si era in un periodo storico caratterizzato da grandi cambiamenti. L’Europa sembrava avviata verso la stabilità politica, il Papa era chiuso in Vaticano, i Savoia erano diventati i regnanti di un’Italia quasi unificata e il socialismo si proponeva di prendere il posto della Chiesa sostituendo il diritto all’elemosina. Anche se l’essere umano è sostanzialmente impermeabile ai cambiamenti e tende a crogiolarsi nei suoi appetiti, nelle sue passioni, virtù e difetti, era comunque importante inserire le nuove generazioni nel loro tempo e fornirgli un filo conduttore. Di questa incombenza si fece carico lo Stato e chi pensava di avere qualche cosa da aggiungere in proposito. I cambiamenti rapidi possono portare disorientamento nella società ed è importante riflettere sulle proprie potenzialità fin da ragazzi quando si è ancora disponibili ad assimilare nuove idee e ad ascoltarsi dentro. Passata la giovinezza, la necessità di risolvere il problema di mezzogiorno ci costringe ad essere più pratici, più cinici e speculativi per cui non c’è più posto o voglia di lavorare su noi stessi. L’altrettanto famoso libro Cuore di Edmondo De Amicis, pubblicato nel 1888, quindi contemporaneo di Pinocchio, si rivolge ai ragazzi delle scuole elementari e, rifacendosi alle vicende ancora vive dei martiri del Risorgimento. propone un modello di vita improntato sull’impegno, l’abnegazione e la rettitudine. Il nostro Pinocchio ha qualche ambizione in più. La storia del burattino di legno si presta a vari livelli di lettura e se consideriamo il tipo di formazione culturale dell’autore e se abbiamo la pazienza di rileggerlo forse ci accorgiamo che ci è scappata qualche cosa.

La storia incanta il fanciullo con la sua parte magica, l’avventura, gli animali parlanti e il lieto fine, ma se leggiamo fra le righe… il Grillo Parlante è evidentemente la voce della coscienza che si sgola dentro di noi per non farci commettere delle sciocchezze e che puntualmente reprimiamo perché i nostri desideri travestiti da necessità finiscono per prevalere.

Il Gatto e la Volpe, due simpatiche canaglie, insegnano a non fidarsi di chi promette troppo. Ma ricordano anche che non si raggiunge il successo senza lavoro fatica e costanza e che basta un nonnulla per farci perdere tutto come fa Pinocchio quando ormai ad un passo dal diventare un bambino vero abbandona tutto per andare nel Paese dei Balocchi. I benefici ottenuti facilmente altrettanto facilmente si possono perdere e questo vale anche per il lavoro su noi stessi. Si sa quanto sia difficile smettere di fumare, di giocare d’azzardo, di eccedere nel cibo e via dicendo. Ancora peggio se lavoriamo dentro per migliorare spiritualmente, dobbiamo lavorare sui dettagli e consolidarli se vogliamo essere il cambiamento che di solito ci si aspetta dagli altri.


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Pinocchio

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Ottobre-Dicembre 2009 (Numero 14)

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